«Quanto è accaduto il 1 giugno, con l’atroce morte di quattro giovani lavoratori migranti, scuote la coscienza di uomini ed istituzioni. La CEC, assieme al dolore e all’indignazione, esprime la più ferma condanna di un fatto che manifesta la totale mancanza di rispetto per la dignità umana per un lavoro senza diritti e senza tutele, calpestata da interessi economici e sistemi di sfruttamento da parte della piaga del caporalato e da filiere agroalimentari ingiuste e illegali». Lo si legge in un documento della Commissiome episcopale calabra, riunitasi a Rossano (Cs).«La vicenda - è scritto - non può esaurirsi in una notizia di pochi giorni, ma provoca tutti a porre segni concreti di attenzione, presenza, impegno. I vescovi vogliono dare un segnale concreto di vicinanza, attraverso la Commissione Regionale di Pastorale Sociale del Lavoro che ad Amendolara il 4 di luglio inizierà un percorso di approfondimento del tema dello sfruttamento dei migranti e della piaga del caporalato».La sessione estiva della Conferenza Episcopale Calabra, presieduta dall’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova, si è tenuta nel «Palazzo de Rosis» nella città di Rossano. «La visita alla cattedrale e alla Vergine Acheropita, il rito dello sfoglio del Codex da parte dei tre metropoliti, la visita e la celebrazione eucaristia presso il monastero agostiniano - si legge ancora - hanno messo in evidenza un’espressione di profonda comunione tra i presuli calabresi. Essi si sono stretti in unità di intenti al loro fratello, Mons. Savino, vescovo di Cassano all’Jonio per il doloroso evento di Amendolara e hanno voluto comunicare la vicinanza di ciascuno».La sessione ha poi affrontato la questione del lavoro giovanile, accogliendo e ascoltando don Marco Ulto, coordinatore nazionale del Progetto Policoro, accompagnato da don Luca Gigliotti. A trent'anni dall’inizio di questa esperienza della Chiesa italiana, che ha inteso stare accanto ai giovani perchè possano riconoscere nel lavoro non solo un’occupazione, ma una vera e propria vocazione da realizzare, don Marco presenta la nuova veste del progetto, a cominciare dal cambiamento del nome in «Generazione in rete», con l’intento di rinnovarsi nello stile e nel metodo, ritornando all’ispirazione originaria.
Migranti uccisi ad Amendolara, i vescovi calabresi: "Umanita' calpestata dallo sfruttamento"
«Quanto è accaduto il 1 giugno, con l’atroce morte di quattro giovani lavoratori migranti, scuote la coscienza di uomini ed istituzioni. La CEC, assieme al dolore...










