| 10 Giugno 2026 13:01 |

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(Adnkronos) – “Il virus respiratorio sinciziale (Rsv) ha rappresentato per anni una delle principali emergenze stagionali per la pediatria. Ogni anno, tra novembre e marzo, l’arrivo dell’epidemia causava un’impennata di visite pediatriche, ricoveri ospedalieri e accessi alle terapie intensive, mettendo sotto pressione l’intero sistema sanitario. La vera svolta è arrivata grazie alla profilassi universale con un anticorpo monoclonale. Questo si legano a una proteina presente sulla superficie del virus, impedendogli di entrare nelle cellule dell’apparato respiratorio e di avviare l’infezione”. Lo ha detto Eugenio Baraldi, professore ordinario in Pediatria, Università di Padova, direttore Dipartimento Salute Donna e Bambino, direttore Scientifico Istituto di Ricerca Pediatrica ‘Città’ della Speranza’ e membro fondatore di Resvinet, fondazione internazionale di riferimento per la ricerca sull’ Rsv, commentando i contenuti del congresso della European Society for Paediatric Infectious Diseases (Espid) 2026 che si è svolto recentemente a Bologna.

“Non sono vaccini – precisa l’esperto – perché il vaccino stimola l’organismo a produrre autonomamente gli anticorpi e per questo richiede circa due settimane per diventare efficace. L’anticorpo monoclonale, invece, è un anticorpo già pronto che viene somministrato direttamente e agisce immediatamente” e con “una sola somministrazione c’è la possibilità di dare copertura per tutti i mesi in cui c’è il picco dell’Rsv”. Si tratta di una “profilassi perché deve essere effettuata prima dell’esposizione al virus – avverte Baraldi – Una volta che il virus è già entrato nelle cellule, l’anticorpo monoclonale non può più bloccarlo. Per questo motivo la somministrazione viene effettuata prima dell’inizio della stagione epidemica, nel primo anno di vita o anche alla nascita, se avviene tra l’autunno e la primavera, spesso già dal secondo giorno di vita”. I dati di sicurezza raccolti finora sono molto rassicuranti. “Nel mondo – aggiunge – sono stati immunizzati circa 11 milioni di bambini e non sono emersi effetti collaterali significativi”.