Pensare in maniera anticonvenzionale e fuori dagli schemi prestabiliti. In questo Lele Adani è un maestro. Come lo è quando parla e racconta di calcio. Il suo calcio con la “F”, frase divenuta celebre grazie a una canzone da lui interpretata nell’estate del 2022, si ispira al football argentino di Maradona, Messi, Ángel Di María, Enzo Fernández, alle sfide tra Boca Junior e River Plate fino ad arrivare al “Loco” Bielsa, da lui definito un filosofo del calcio.
Terzo mondiale di fila senza Italia. Un flop che ha scosso nuovamente le fondamenta del nostro calcio.
“Quando un fallimento si ripete, smette di essere un incidente e diventa un segnale. E quando il segnale viene ignorato, come è stato nel nostro caso, il rischio è quello di scambiare la causa con l’effetto. Dare la colpa a un rigore fallito o a un capriccio della sorte è un errore, perché la Nazionale non è il problema ma il sintomo. Il punto d’arrivo di una filiera che ha deciso di curare le foglie anziché le radici”.
E le radici sarebbe i settori giovanili?
“Se diamo uno sguardo al passato, vediamo che per decenni il calcio italiano ha pescato ovunque: nei campetti sterrati, negli oratori, nei quartieri difficili, nelle periferie e in provincia. Oggi quei luoghi contano sempre meno. Perché? Semplice. Non producono punteggi federali, non migliorano i ranking, non garantiscono ritorni economici. Sono fuori da un sistema che ha trasformato uno sport che, storicamente, era accessibile a tutti a uno che basa le sue scelte iniziali solo su base economica. Oggi far giocare un bambino a calcio non è più una scelta emotiva. É una decisione economica”.







