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L’islam sottomette, il cristianesimo libera. Lo possiamo vedere, ormai, ogni giorno con cronache a noi vicine, vicinissime, come dimostra l’inchiesta di Alessandro Bertoldi su Il Tempo. Facciamo un piccolo passo indietro e mettiamo in fila i fatti. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha giurato sul Corano, è nemico di Israele e non ha rinnegato l’«intifada globale». È l’esatto opposto della «religione della libertà» da cui deriva la democrazia liberale nella quale vive l’Occidente della pluralità delle fedi, delle culture, delle ideologie. Se vogliamo continuare a vivere nella libertà dobbiamo essere consapevoli che la cultura islamica non è integrabile. Giovanni Sartori negli ultimi tempi, sia nei suoi libri sia nei suoi articoli sul quotidiano di via Solferino, sottolineava non solo la difficoltà ma l’impossibilità di integrare l’islam con la cultura occidentale e la democrazia liberale. Nell’islam, infatti – sottolineava l’autorevolissimo Sartori – non vi è nessuna distinzione tra politica e religione e, al contrario, la politica è concepita come una forma di integralismo religioso e la religione come una modalità di imperio politico. Quella che Michel Houellebecq chiama «sottomissione» – dal titolo del suo romanzo più recente – è l’espressione più compiuta dell’islam in cui politica e religione non si distinguono e non si limitano a vicenda ma s’integrano e si disintegrano impedendo il nascere sia dello Stato sia della coscienza morale come suo argine. Detto in due parole: l’umano come forma di auto-governo non è contemplato nella cultura islamica.







