Le dimensioni contano. È naturale, allora, che la visita a Roma del primo ministro del Paese più popoloso del mondo conti parecchio. Ricevere Narendra Modi implica un segnale preciso: vogliamo ampliare, e di molto, lo spettro dei nostri partner strategici e facendolo puntiamo ai massimi livelli. Scherzando, si potrebbe dire che quando i capi dei governi italiano e indiano si incontrano rappresentano oltre un miliardo e mezzo di cittadini. Sappiamo che si tratta di una visione distorta, ma il diverso peso demografico dei due Paesi non solo indica un motivo di complementarietà, ma soprattutto nasconde più importanti aspetti di sinergia economica e anche politica (del resto l’intreccio tra le due dimensioni è inestricabile).
Anche per l’India la visita di Modi è significativa. Basti pensare alla straordinaria eco mediatica degli incontri romani dettata certamente dalle dimensioni del Paese, ma che comunque è un dato di fatto che letteralmente pesa, soprattutto in un sistema democratico nel quale i cittadini votano (e sempre di più producono e consumano). Alcuni numeri sono impressionanti: si calcola che circa cinquecento testate abbiano pubblicato l’articolo scritto insieme da Meloni e Modi, che trovate anche all’interno di questo giornale. Questo può significare centinaia di milioni di potenziali lettori. Certamente i post con le foto dei due leader, il duo #Melodi, ottengono milioni di visualizzazioni. C’è un aspetto pop in tutto ciò, ma va considerato con rispetto perché questa è la combinazione tra la “chimica” tra i responsabili dei governi, che continua (per fortuna) a valere anche nell’era del dominio tecnologico, e il ruolo che comunque le democrazie, per quanto imperfette, assegnano ai cittadini.






