Renault accelera il proprio ingresso nel settore della difesa, ma senza snaturare il proprio modello industriale.

Come riporta il Financial Times, il gruppo automobilistico francese ha fissato un tetto informale pari al 5% del fatturato per le attività legate alla produzione di droni e ad altri programmi militari, mantenendo così un approccio cauto rispetto alla crescente corsa dell"industria europea dell"auto verso il comparto difesa.La scelta riflette sia la volontà di preservare l"identità del marchio sia l"esigenza di non compromettere i criteri Esg richiesti da investitori e finanziatori.

Secondo fonti vicine al dossier, il limite è stato introdotto proprio per evitare possibili criticità rispetto alle linee guida ambientali, sociali e di governance adottate da parte del mercato finanziario.A gennaio Renault ha siglato un accordo con il gruppo francese della difesa Turgis Gaillard per la produzione di droni aerei nello stabilimento di Le Mans, dove vengono realizzati anche componenti destinati ai marchi Renault, Dacia e Alpine.

L"obiettivo concordato con la Direction Generale de l"Armement (Dga), l"agenzia francese responsabile degli approvvigionamenti militari, è sviluppare un prototipo entro la fine dell"anno e creare una linea produttiva in grado di assemblare fino a 600 droni al mese.Nel frattempo Provost sta discutendo possibili collaborazioni con il gruppo belga John Cockerill e con Arquus, società specializzata in veicoli militari terrestri, per sviluppare e produrre droni terrestri.