«Volevamo guardare il panorama come tante altre persone affacciate sul quel promontorio». Gli amici di Andrea S., il 20enne palermitano precipitato da una rupe di tufo, sul monte Echia a Napoli, si sono ritrovati coinvolti in una tragedia che avrebbe potuto riguardare anche altri turisti e cittadini. Il ragazzo che è ricoverato in Rianimazione all’ospedale Vecchio Pellegrini dopo la caduta da un’altezza di circa tre metri, avvenuta domenica pomeriggio, si è arrampicato sul promontorio che quotidianamente viene raggiunto da decine di persone. Sono in tanti a voler scattare foto o farsi un selfie dal punto più panoramico del monte Echia che, però, non è accessibile al pubblico e, dopo la tragedia, è stato transennato con una rete rossa dai tecnici del Comune di Napoli.
Gli amici Il motivo per il quale Andrea si è incamminato insieme agli amici verso il sentiero per raggiungere la rupe non è stato un selfie o, in ogni caso, nessuno dei ragazzi aveva parlato di fotografie. «Abbiamo visto che le persone si affacciavano da quel punto per ammirare il panorama e, semplicemente, volevamo fare la stessa cosa, ammirare il paesaggio» raccontano gli amici del 20enne che specificano come «in quel momento nessuno stesse facendo un selfie». «Non volevamo fare fotografie, o meglio, non lo avevamo programmato ma avevamo notato che varie persone si affacciavano da quel punto» continuano i ragazzi palermitani che non si capacitano di come, in pochi secondi, il giovane sia precipitato dalla rupe, forse per un passo falso o una piccola distrazione. Arcangelo Correra ucciso a 18 anni dall'amico a Napoli, Procura chiede 20 anni di reclusioneIl pericolo Arrampicarsi sulla rupe che rappresenta uno dei resti più antichi del tempio di Afrodite Euplea, protettrice dei naviganti, è diventata con il tempo un’abitudine per tanti napoletani e anche per i turisti. «Il 20enne che ha raggiunto la cima del promontorio non ha fatto un’azione insolita, nel senso che sono in tanti a farlo quotidianamente e forse è arrivato il momento di prendere provvedimenti» spiegano i residenti della zona che ribadiscono come non si sia trattato di «un gesto folle ma di una pratica considerata quasi normale per chi vuole ammirare il panorama». Nonostante questo, arrampicarsi sulla rupe oltre ad essere vietato, perché si tratta di reperti archeologici, è rischioso e la recinzione allestita subito dopo l’incidente, per interdire il passaggio, non basta a evitare che qualcuno possa arrampicarsi comunque sulla rupe. «Dopo la tragedia che è accaduta- insistono i residenti- ci vorrebbero dei dispositivi di sicurezza più adeguati per evitare che cittadini e turisti possano arrivare sul punto più alto del promontorio». L’ospedlae Andrea, dopo l’intervento chirurgico d’urgenza che ha comportato l’asportazione della milza e di un rene, è ricoverato nel reparto di Rianimazione del Vecchio Pellegrini in prognosi riservata. La sua condizione clinica, seppur complessa e delicata, è stabile e se dovesse rimanere tale, non si esclude la possibilità di estubare il 20enne nei prossimi giorni. Al suo fianco c’è la sorella che era presente al momento dell’incidente e i genitori che si sono precipitati a Napoli e hanno ricevuto messaggi di «vicinanza e massima disponibilità» dall’assessore comunale al Turismo Teresa Armato in rappresentanza anche del sindaco Gaetano Manfredi. Una vicinanza che «aiuta come sostegno psicologico in un momento difficile e doloroso» ha detto la mamma di Andrea che sta lottando, aiutato dai medici, per superare i gravi traumi addominale e cranico riportato nella caduta.











