"Tante notizie di cronaca nera riflettono un clima avvelenato nei rapporti familiari, caratterizzato da abusi e oppressioni, e in particolare dalla violenza contro le donne, che purtroppo spesso sfocia anche in femminicidi. Siamo tutti chiamati ad affrontare questa drammatica realtà, sia personalmente che come società, perché spetta a noi affrontarla in tutte le sue dimensioni". Lo dice papa Leone dialogando con alcuni giovani nella veglia di preghiera allo Stadio Olimpico "Lluís Companys".

"Non possiamo attribuire a Dio ciò che è stato affidato alla nostra responsabilità - sottolinea Leone -; non possiamo immaginare che Dio dall'alto risponda automaticamente ai nostri bisogni o impedisca miracolosamente che il male accada; ci ha dotati di intelligenza e volontà, ci ha dato una coscienza, ci ha rivestiti di dignità e di libertà", "se esiste la violenza - insiste -, se trionfa l'egoismo, se persino l'amore tra familiari si trasforma in odio, dobbiamo porci alcune domande su noi stessi, sulle dinamiche della nostra società, sulla cultura dell'individualismo, sulla tentazione della violenza, e non su Dio".

Il Papa è arrivato allo stadio olimpico Lluis Companys

Papa Leone parla della "malattia silenziosa" che è "la depressione", dialogando con alcuni giovani nella veglia di preghiera allo Stadio Olimpico "Lluís Companys". "E' importante - sottolinea il Papa - prendere coscienza di come la salute mentale sia sempre più minacciata nel contesto di società che si considerano avanzate. È un segnale che c'è qualcosa di profondamente sbagliato in una certa idea di crescita che sottopone le persone a pressioni, aspettative e tensioni che compromettono equilibri fondamentali". "Ecco perché - conclude - è necessario un sistema sanitario che includa tra le sue priorità questo malessere invisibile e generalizzato, che colpisce anche i giovani".