ROMA – Può avere senso una consultazione in Parlamento sulle missioni militari all’estero, con rappresentanti della società civile, quando le missioni stesse sono già partite? Evidentemente no. Eppure succede proprio così. A denunciare questa malsana abitudine del Governo, ormai consolidata, è la Rete italiana Pace e Disarmo, che oggi è tornata a sollevare la questione, in occasione dell’audizione avuta in Parlamento.
Prima si parte, poi si discute. “Le missioni internazionali italiane per il 2026 – si legge in una nota diffusa dalla Rete – sono operative dal mese di gennaio; la Deliberazione del Consiglio dei ministri è stata adottata il 14 maggio; eppure il Parlamento avvia soltanto oggi (9 giugno) il proprio dibattito, che include anche il confronto con le organizzazioni della società civile, su impegni che sono già pienamente in corso da oltre cinque mesi".
“Un metodo politicamente e istituzionalmente inaccettabile”. “Una consultazione che interviene a missioni già avviate non costituisce un reale esercizio di controllo parlamentare – si legge ancora nel documento - bensì una ratifica postuma di decisioni già assunte. È uno schema che si ripete con sistematica regolarità e che chiediamo venga corretto in modo strutturale, restituendo al Parlamento e alla società civile un ruolo sostanziale (e non meramente formale) nel processo di deliberazione sugli impegni militari internazionali del Paese”.











