Qualche giorno fa ho assistito a Roma, all’Area xx1, allo spettacolo teatrale immersivo Elsinore Carnival di Riccardo Brunetti e Alessandro D’Ambrosi. La piéce, di cui gli autori sono anche registi, è stata premiata come Miglior Spettacolo e per la Miglior Regia al Roma Shakespeare Fest 2026.
In uno scenario incredibile, dove ogni dettaglio era curato -un plauso agli scenografi- è stata messa in scena la pazzia, quella di Amleto che desidera vendicare la morte del padre, caduto per mano dello zio Claudio. Claudio -interpretato da Marco Benvenuto- non ha neppure atteso che il corpo del defunto fratello re di Danimarca fosse freddo per sposare la sua vedova Gertrude e impadronirsi del trono. Una follia esibita, strategica, ma che pian piano si insinua realmente nella mente del giovane sopraffatto dal dolore e dal desiderio di vendetta.
È un Amleto urlante, furibondo, ma a tratti tenero nel lasciar parlare la sofferenza che lo divora quello interpretato da un convincente Leonardo Catania; un Amleto che perso il padre ripudia l’atteggiamento della madre che non mostra il minimo rispetto per il marito defunto, dividendo il letto col suo assasino. Una regina insulsa, interpretata da una lasciva Santa De Santis, che dispensa favori sessuali al medico Polonio -Alessandro Londei- o li promette alle sue affiatate spie Rosencrantz e Guildenstern -rispettivamente Antonio Bandiera e Vittorio Carotenuto-. Una donna priva di sentimenti Gertrude, autentico è invece il sentire di Ofelia -interpretata da una sensuale Camilla Benvenuto, in scena insieme al padre- che ama Amleto, che ha creduto alle sue parole e spera in un futuro con lui. Ofelia, che lotta con un’altra sè in una danza tra luci e ombre, le cui trame sono orchestrate da terzi che ne muovono i fili, dando spunti di riflessione sulla malattia mentale, le sue cause e sulla possibilità o meno di curarla. Intrighi, sotterfugi, confessioni, uccisioni, mancanza di scrupoli.












