di

Tiziano Grottolo

Il figlio del Re degli Ottomila: «Non mi riconosco più in questo alpinismo, oggi basta avere i soldi per andare sull'Everest. Dopo l'infortunio non so ancora se tornerò a scalare, ma l’arrampicata mi manca molto»

Crescere al fianco di una figura considerata da tutti una leggenda non è facile. Lo sa bene Simon Messner, classe 1991, figlio di Reinhold, il re degli ottomila: il primo alpinista al mondo ad aver scalato tutte le quattordici vette più alte del pianeta. Simon ha scelto una vita lontana dai riflettori, cionondimeno ha raggiunto notevoli risultati nell’arrampicata, con diverse prime assolute sulle Dolomiti e sulle Alpi. Non solo, perché nel suo curriculum ci sono le conquiste di alcune vette inviolate – e meno conosciute – sull’Himalaya pakistano. Laureato in biologia molecolare, non ha scelto la via dei laboratori preferendo far dialogare alpinismo e regia, spedizioni e documentari indipendenti. Un modo per raccontare una montagna autentica. Assieme al padre ha creato la Messner Mountain Movie, casa di produzione cinematografica che ora ha abbandonato per dedicarsi a progetti autonomi. Dopo un infortunio che potrebbe compromettere la sua carriera da alpinista, Simon ha deciso di dedicarsi al maso di famiglia che si trova ai piedi di Castel Juval (residenza estiva del padre), nel cuore dell’Alto Adige. Innanzitutto, come sta? So che è reduce da un infortunio e ha subito un’operazione…«Il recupero sta andando bene. Ormai è passato quasi un anno, ma devo ammettere che sono stato un po’ sciocco. Mi ero fatto male durante un allenamento in una falesia a pochi minuti da casa, qualcosa non andava ma ho scelto comunque di prendere parte a una spedizione in Pakistan (il gruppo ha rinunciato a raggiungere la vetta del Chumik Kangri per via del maltempo, ndr). Non è stato un bene per la mia spalla. È ancora difficile dire se potrò tornare ai livelli di prima, ma ci sto lavorando. Mi manca molto l’arrampicata».