Energia 09 giugno 2026 La Commissione Ue ha ampliato i margini di flessibilità concessi agli Stati membri, ma le nuove regole non riguardano tutte le misure citate dalla presidente del Consiglio ANSA La Commissione europea ha deciso di ampliare i margini di flessibilità concessi agli Stati membri per aumentare la spesa pubblica. Dopo la difesa, anche alcuni investimenti energetici potranno beneficiare di una deroga alle regole del Patto di stabilità. Per l’Italia questo potrebbe tradursi in uno spazio di bilancio aggiuntivo fino a circa 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Resta però da capire quali interventi potranno essere effettivamente finanziati e con quali tempi.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei giorni scorsi ha detto che «la Commissione europea ha accolto la richiesta italiana di avere maggiore flessibilità di bilancio per affrontare la crisi energetica». Secondo Meloni, questo consentirà all’Italia «di spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia che colpisce le famiglie vulnerabili, le imprese energivore, che colpisce gli italiani». La presidente del Consiglio ha poi ricordato di aver inviato a metà maggio una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per «consentire maggiore deficit non solo per le spese in sicurezza e difesa ma anche per gli interventi sul caro energia».Che cosa ha deciso la Commissione Ue Il 3 giugno la Commissione Ue ha ampliato i casi in cui gli Stati membri possono ricorrere alla clausola di salvaguardia nazionale e così aumentare la spesa pubblica più di quanto previsto dalle regole europee del Patto di Stabilità e Crescita. Finora – con la clausola introdotta nel marzo 2025 nell’ambito del piano ReArm Europe/Readiness 2030 e attivata da 17 Stati – potevano essere comprese solo le spese legate alla difesa. Ora questa possibilità è stata estesa, comprendendo anche le misure per limitare la dipendenza dai combustibili fossili. All’interno del tetto massimo di flessibilità previsto dalle norme attuali – l’1,5 per cento del Prodotto interno lordo (PIL) in tre anni – gli Stati potranno spendere fino allo 0,6 per cento per nuovi investimenti in ambito energetico. Questo però non significa necessariamente che l’Italia potrà «spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi», né che potranno essere finanziati gli interventi sul caro energia come richiesto nella lettera italiana alla Commissione.








