Genova – "La domanda che ci poniamo oggi, salutando Pedro - perché è così che gli piaceva essere chiamato - è come uscire dall'indifferenza, dalla distanza, dal 'prima io', dal fatto che 'io non c'entro, non è affare mio, ci penseranno altri'. Quella di oggi è una domanda di assunzione di responsabilità personale, ma anche di responsabilità di costruire insieme una città più inclusiva, per tutte e tutti". Così don Maurizio Scala, poco prima di celebrare i funerali di Pietro Alberto Paolo Signor, 48enne ucciso lo scorso 30 maggio a Villetta Di Negro, nel pieno centro cittadino.

Il feretro nella Basilica dell'Annunziata (foto Balostro)

Alla funzione, che si svolge nella Basilica dell'Annunziata, sono presenti la sindaca Silvia Salis, l'assessora alla Sicurezza Arianna Viscogliosi, l'assessore ai Servizi Civici Emilio Robotti, l’assessora al Welfare Cristina Lodi, il presidente del consiglio comunale Claudio Villa, il responsabile di Sant'Egidio Andrea Chiappori, il responsabile del Ceis, Enrico Costa, alcuni esponenti dei carabinieri e tanti volontari. Molti arrivano dall'associazione "Valori Alpini". "Il grido che si solleva oggi è 'abbi pietà di me' - ricorda don Scala, da sempre vicino a chi vive ai margini, sulla strada -. Lo sguardo degli uomini emargina e fa male. La vita di Pedro era una vita 'normale' che ha incontrato - per problemi di salute, che gli davano problemi anche nella ricerca di un lavoro - il precipizio della strada. Perché la strada è un precipizio. Pedro - prosegue don Scala nella sua omelia - aveva bisogno di un trapianto di cuore. Io credo che tutti abbiamo bisogno di un cuore nuovo". Sui banchi della basilica ci sono anche alcuni medici del San Martino "che gli hanno voluto bene", ha sottolineato don Scala. La bara, allestita da Asef, è semplice, di legno, con molte foto di Signor sopra.