di
Flavio Vanetti
Gli Spurs guidati da Wembanyama s'impongono per 115-111 e portano la serie sul 2-1 per i Knicks. Ma spiccano i fischi contro il presidente Usa
Donald Trump si presenta a gara 3 della finale Nba e i New York Knicks, dei quali si professa tifoso, steccano, finendo sconfitti (115-111) dai San Antonio Spurs al termine di una partita tirata. Chi non ama il presidente statunitense - fischiato all’inno nazionale - non mancherà di sottolineare la coincidenza. Ma evitando le digressioni nel mondo della superstizione, la realtà è più semplice e ha solo una valenza sportiva: ogni partita dei playoff fa storia a sé, anche se - questo è vero - dopo le due vittorie in Texas i Knicks si presentavano da favoriti, con l’occasione di dare probabilmente la spallata decisiva alla finale.
Invece San Antonio ha dimostrato di essere viva, attorno alla superstar Victor Wembanyama (32 punti, 8 rimbalzi, 6 assist, 2 recuperi, 3 stoppate e una buona mira al tiro, 11 su 18) e a un collettivo che sa esprimere anche tanti altri talenti: nell’occasione la prima spalla di Wemby è stato Stephon Castle, autore di 23 punti. New York ha così interrotto la striscia vincente che durava dal 26 aprile: non perdeva un incontro dei playoff da quando cedette ad Atlanta contro gli Hawks. I 13 successi di fila non hanno avuto un sequel, il record storico di 15 dei Golden State Warriors del 2017 non sarà intaccato. Anche gli Spurs, che sembrano essere entrati finalmente «in palla» nella serie per il titolo dopo due sconfitte interne pericolose, fanno capolino nel mondo delle statistiche: in tutta questa stagione i nero-argento non hanno mai perso tre incontri consecutivi e non succederà nemmeno questa volta. Non solo: dopo i due colpacci esterni nella finale Ovest contro gli ex campioni di Oklahoma City (il primo ha anestetizzato un k.o. casalingo, il secondo è valso la promozione a The Finals) hanno dimostrato di essere una squadra sì giovane e forse ancora un po’ inesperta, ma con una notevole resilienza. Intanto grazie a questo successo gli Speroni hanno scongiurato la prospettiva che gara 4 (in programma nella notte italiana tra mercoledì 10 e giovedì 11 giugno) diventasse l’ultima spiaggia: come minimo hanno allungato fino a gara 5 - che si giocherà a San Antonio -, ma forse hanno inserito nei Knicks il tarlo di non riuscire a ritornare campioni 53 anni dopo l’ultima volta. Nel 1999, ultima apparizione di New York alla serie conclusiva, furono proprio loro a negare la vittoria alla squadra della Grande Mela: e se la storia si ripetesse?










