"Dedico la vittoria al mio babbo, vorrei che fosse qui…". La voce si spezza in gola, gli occhi lucidi, il pensiero a Piero Comanducci è il primo del neo sindaco. Subito dopo l’abbraccio con la moglie Elisabetta, in lacrime. "Se l’è meritato, è uno uomo straordinario. Qualche giorno fa ha vinto il campionato con la sua squadra di volley e ora è sindaco"., ripete a stento tra la commozione. Tutt’intorno esplode la gioia dei militanti di Fare: prima si affollano davanti al quartier generale "arancione" di via Guido Monaco, saltano i tappi di bollicine e parte l’Inno di Mameli; poi nel lungo – e rumoroso – corteo a piedi per le vie del centro e fino a Palazzo Cavallo. Come da tradizione aretina. "E ora?", si domanda Marcello Comanducci da solo anticipando con un sorriso l’interrogativo che sta per levarsi dalla selva di microfoni puntati sotto il suo naso: "E ora c’è da lavorare parecchio perché la fiducia che ho ricevuto dagli aretini è forte. Abbiamo vinto con un vantaggio importante e io voglio ricambiarla con un impegno totale, quotidiano. L’obiettivo è tradurre in azioni concrete la nostra visione ma lavorando su una città diversa. Dobbiamo rimettere a posto ciò che finora è rimasto un po’ indietro".