RIESE - Quattro motociclisti morti nel giro di 48 ore. L'ultima tragedia è avvenuta alle 7.30 nella zona industriale di Balegante, a Riese. Stefano Pasqualino Minella, saldatore trentasettenne, era quasi arrivato al lavoro, alla Tecnoproject, in via del Lavoro. Ma verso le 7.30, a 80 metri dai cancelli della ditta, ha deciso di sorpassare un furgone con la sua Yamaha rossa.
I dipendenti della Steelco, l'azienda per cui anche lui aveva lavorato, hanno sentito il rombo della sua potente due ruote. Ma nel sorpasso il motociclista ha calcolato male i tempi: l'autocarro, con a bordo degli operai di una ditta edile, stava svoltando a sinistra in un cantiere. Lo schianto è stato brutale e inevitabile: Minella è finito prima contro la parte anteriore del mezzo, poi contro il muretto, per essere infine sbalzato a terra a pochi passi da un'automobile. Chi la guidava è sceso per prestargli soccorso, chiedendo aiuto anche ai colleghi. Poi ha dovuto sedersi, sotto choc.Tra di loro c'era anche Giacobbe Torresan, volontario di Pedemontana Emergenza a Crespano. «Mi hanno chiamato dicendomi che era successo un incidente. Sono arrivato e l'ho trovato a terra in una pozza di sangue - racconta -. Mi sono messo in contatto con la centrale di Treviso e abbiamo iniziato le manovre di rianimazione che, alla fine, purtroppo, si sono rivelate vane». Nonostante l'arrivo tempestivo dei soccorritori del 118, i traumi subiti dal motociclista si sono rivelati troppo gravi. Stefano Minella è morto sull'asfalto e vi è rimasto per diverse ore, finché non sono arrivati i suoi familiari. Tra i primi ad arrivare sul posto sono stati i carabinieri della stazione di Riese, intervenuti in forze. Hanno identificato la vittima, che già alcuni dipendenti della Steelco avevano riconosciuto, e avvisato i familiari. Per i rilievi, invece, è arrivata la polizia locale. Il profilo Originario della provincia di Salerno, Stefano Minella viveva a Casella d'Asolo con la fidanzata. In precedenza era stato residente a Riese, dove aveva sede anche la sua partita iva. Era nella Marca da più di 15 anni e, assieme a lui, vivevano anche la sorella, il papà e lo zio. Il primo ad arrivare sul posto è stato proprio quest'ultimo: ha identificato la salma e poi ha dato la terribile notizia al resto della famiglia, disperato.Nel frattempo, molti lavoratori delle aziende vicine sono usciti per vedere cosa fosse accaduto. Tra di loro anche il titolare della Tecnoproject, che ha abbracciato i familiari: «Viveva qui nell'Asolano con la sua ragazza per lavoro. Collaborava con noi come prestatore di manodopera: si occupava di saldature - racconta -. Era una persona tranquilla, educata e molto scherzosa. Si era sempre integrato bene con tutti i ragazzi ed era benvoluto, come fosse un dipendente storico. Questa mattina lo aspettavamo in azienda. Dopo quanto accaduto, abbiamo deciso di mandare a casa i dipendenti (ndr, una trentina), tutti particolarmente scossi: era uno di loro, faceva parte del gruppo. Solo sabato mattina, infatti, era passato a salutare. Era una persona molto solare ed è per questo che ci dispiace ancora di più».Una scena straziante soprattutto per il dolore dei familiari, del papà, della sorella e della fidanzata. «Figlio mio, non ci credo che possa essere successo questo» ripeteva il padre in lacrime, davanti al carro funebre in partenza. Sul posto anche la sindaca Ombretta Basso, che si è confrontata con i carabinieri per comprendere le cause del mortale. «Purtroppo, ancora una volta la velocità ha avuto certamente un ruolo significativo in questo incidente». In ogni caso, verrà indagato per omicidio stradale anche l'autista del furgone coinvolto.







