Posta elettronica
Chi utilizza Gmail avrà probabilmente notato un dettaglio che distingue alcuni messaggi dalle normali email: un logo ufficiale accanto al mittente e, in determinati casi, una spunta blu di verifica. L’effetto visivo ricorda i sistemi di certificazione dell’identità introdotti sui social network, ma dietro quel simbolo si nasconde un’infrastruttura tecnica molto più articolata. La domanda che molti proprietari di nomi di dominio si pongono è la seguente: chiunque può ottenere quella spunta oppure si tratta di una prerogativa riservata alle grandi aziende?
Per oltre 20 anni la posta elettronica ha sofferto un problema difficile da risolvere: l’impersonificazione dei mittenti, altrimenti nota come sender spoofing. I protocolli originari dell’email non prevedevano controlli sufficientemente robusti per verificare l’identità di chi spedisce un messaggio.
Da qui la nascita di soluzioni come SPF, DKIM e DMARC, introdotte progressivamente per ridurre spoofing e phishing. Più recentemente il settore ha iniziato a lavorare anche sulla componente visiva della fiducia, dando vita a BIMI (Brand Indicators for Message Identification), una specifica che consente di mostrare il logo verificato del mittente direttamente nella casella di posta. Gmail ha portato il concetto ancora oltre introducendo la spunta blu per alcuni domini autenticati.







