Sull’Avinguda diagonal, la strada che porta al Parc del Fòrum di Barcellona, cammina un fiume di gente. Usciti dai tornelli della metro, è impossibile evitare di essere trascinati dalla corrente umana. La direzione è una sola: il Primavera Sound. Un festival contenitore di persone, sorrisi e glitter. Il posto dove scoprire nuova musica e (ri)trovare la propria. Un po’ come il Coachella per l’America e Glastonbury per l’Inghilterra, con differenze di luoghi e organizzazione.

Per chi abita l’Europa mediterranea e vive con gli auricolari alle orecchie, il Primavera è la manifestazione che si sogna da bambini, si vive da adolescenti e adulti e si ricorda da anziani. Non solo per i set, la line-up e i concerti in riva al mare. Ma soprattutto perché in un mondo in cui la soglia di attenzione è sempre più bassa e ci scocciamo in fretta di tutto, la sensazione è che sia capace di restituire l’unione e la solidarietà di un rito collettivo.

E anche quest’anno, per gli appassionati di live, la Catalogna era il posto dove stare dal 3 al 7 giugno. Nei prossimi mesi la rassegna si sposterà a Porto, Buenos Aires e San Paolo, ma è in Spagna che il Primavera è nato e continua a fissare e anticipare le tendenze della musica internazionale.