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Paolo Tomaselli, inviato a Heraklion
Gli Azzurri si ripetono dopo la vittoria in Lussemburgo: decide ancora l'attaccante dell'Inter. Baldini: «Io non sono uno scappato di casa, la gente mette etichette»
Pio, patria e famiglia. La Nazionale sperimentale di Baldini è una parentesi che si chiude con un’altra vittoria, dopo quella ottenuta in Lussemburgo: risultato e marcatore sono lo stesso, ma il peso di questo 1-0 è diverso, perché l’Italia gioca, crea, soffre in 10 da metà ripresa, si salva nel finale (palo di Zafeiris e parata di Donnarumma su Pavlidis), insomma con 18 debuttanti in due partite si dimostra una squadra che ha voglia di dare un segnale.
Pensare di sanare così la ferita del terzo Mondiale saltato sarebbe ingenuo, come lo è ritenere che Baldini abbia qualche chance in più di rimanere, ma un po’ di ottimismo per il futuro non guasta. «Non avevo regalato complimenti a caso — dice il ct — : io conosco il valore di questi ragazzi. Quando capiscono che avere regole è una risorsa e non una punizione, vuol dire che hanno acquisito la maturità necessaria. Abbiamo avuto un pizzico di fortuna, ma quella serve sempre. Il mio futuro? Mi interessa fare bene il mio lavoro. Purtroppo nel mondo del calcio ci sono tante persone che ti danno etichette. Io non sono uno scappato di casa, il destino mi ha portato qui al termine di una strada lunga, tortuosa e difficile. In tanti vorrebbero che rimanessi? Non mi interessa, volevo solo essere utile e che i ragazzi si sentissero ripagati dopo tutti gli sforzi fatti. Il problema resta l’ultimo passaggio dall’U21 alla Nazionale maggiore. Ma ora penso che questo scalino sia un po’ meno ripido».










