L’obiettivo è nobile: supportare il territorio della provincia di Taranto nella riconversione economica ed ecologica, mitigando l'impatto sociale della transizione verso la neutralità climatica. Lo strumento ha un nome inebriante - Just Transition Fund Fondo per la Transizione Giusta – una fonte di finanziamento autorevole - l'Unione Europea – e una dotazione di tutto rispetto che supera i 750 milioni di euro. Gestiti attraverso bandi regionali per sostenere imprese, startup e lavoratori, quei fondi rischiano però o di non essere utilizzati appieno – anche per l’incredibile assenza di una campagna di comunicazione mirata, estesa ed efficace - oppure di disperdersi in mille rivoli, incapaci di cambiare il volto di Taranto e di offrire opportunità lavorative agli addetti diretti e indiretti dello stabilimento siderurgico, da ormai 14 anni sottoposti a robuste dosi di cassa integrazione e domani, chissà.

Con una scelta frutto di un errore o figlia di una pratica consociativa finalizzata a favorire piccole e dubbie attività, oltre che una pletora di convegni nei quali da anni si racconta la Taranto del futuro tramite voli pindarici e cene di gala, il Jtf continua ad essere negato alle grandi imprese.