Un avvocato cinico e spregiudicato, disposto a tutto pur di vincere una causa, incline all'alcol, padre e marito inadempiente ma insuperabile nel lavoro: è il carismatico antieroe al centro di Avvocato Ligas, la fortunata serie Sky per cui Luca Argentero è stato premiato come miglior attore protagonista ai Nastri d'Argento Grandi Serie, i riconoscimenti del Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani destinati alle produzioni tv e consegnati ieri a Napoli. Tra gli altri vincitori Portobello di Bellocchio (serie dell'anno), Call my agent 3 (migliore commedia), Prima di noi (dramma), Il mostro (crime), Il falsario (film tv), La Preside (dramedy). Carolina Crescentini ha vinto come attrice protagonista per Mrs Playmen, Carlo Verdone ha avuto il Nastro di "personaggio dell'anno".
Argentero, 48 anni, due bambini e un'agenda fitta d'impegni (è nell'aria anche Ligas 2), si dichiara «doppiamente felice». Perché?«Ho preso pochissimi premi e sempre dai giornalisti. Bello essere apprezzato dagli addetti ai lavori».Ha interpretato l'avvocato Ligas per scrollarsi di dosso l'immagine rassicurante che si porta dietro da sempre?«No. La storia funzionava, il linguaggio di questo legal thriller era del tutto nuovo e poi, per una volta, mi divertiva interpretare un personaggio così spregiudicato».Non ha avuto paura di destabilizzare il suo pubblico?«Per niente. Bisogna sempre mettersi in gioco e puntare sulle novità. Tanto più che in autunno tornerò a indossare il camice del medico Fanti nella quarta stagione della serie di Rai1 Doc - nelle tue mani».Qual è la cosa più scorretta che ha fatto nella vita?«Non mi viene in mente nulla, lo sa?. Io sono un bambascione, un bravo ragazzo, al massimo avrò fatto qualche sciocchezzuola da giovane, preso un po' di multe... Il pelo sullo stomaco di Ligas nemmeno me lo sogno».Per fare il suo mestiere invece ci vorrebbe?«Indubbiamente, ma io mi sento serenamente schermato dalla mia storia artistica. Il successo è venuto e non ho mai vissuto il lavoro con troppe tensioni. Faccio intrattenimento, non salvo la vita a nessuno».Quando ha smesso di coltivare un piano B?«Mai! E continuo ad avere non una sola ma diverse alternative al cinema e alla sua precarietà: un piano C, un piano D, un piano E...».In che consistono?«Ho un'azienda che produce analcolici e con altri amici ho creato una startup per gli investimenti. Sono attività che tra l'altro mi tengono impegnato tra un film e l'altro. Non so stare con le mani in mano».Continua a fare il produttore?«No, purtoppo ho chiuso la società che avevo fondato. L'Italia non è un Paese per... giovani produttori, non favorisce le piccole aziende che vogliono decollare».Il cinema le offre meno occasioni delle serie tv, magari proprio perché è tanto popolare sul piccolo schermo?«Non è così. Quello che conta sono i progetti. Infatti tra dieci giorni inizierò le riprese di Nella gioia e nel dolore, il nuovo film di Ferzan Ozpetek».In che ruolo?«Non posso rivelarlo nemmeno sotto tortura. Dico solo che ritroverò con gioia il regista che mi aveva già diretto in Saturno contro e nella serie Le fate ignoranti».Anche lei medita il fatidico passaggio dietro la cinepresa?«Non farò mai il regista. Mai. E lo dico senza paura di essere smentito un giorno dai fatti... Invece la sceneggiatura mi tenta, anche perché ho già scritto due libri (il romanzo Disdici tutti i miei impegni e la favola per bambini Stella stellina- Una dolcissima avventura di Nina e Dudù, ndr)».Come attore non vorrebbe crearsi una carriera internazionale?«No, mai cercata. Sto bene così».A chi deve il grazie più grande? «A mia moglie Cristina, bravissima nel sostenere anche dal punto di vista logistico il mio lavoro che comporta delle assenze. Ci aiutiamo a vicenda, facciamo gioco di squadra».Le critiche la feriscono?«No, anzi. Il più delle volte mi trovano d'accordo».Se dovesse presentarsi a un alieno, cosa gli direbbe?«Che sono una brava persona».









