Aumento del costo per visti e permessi di soggiorno. Nuovo sistema elettronico di autorizzazione ai viaggi. Restrizioni al mercato immobiliare. Così Tokyo chiude le porte nonostante la domanda di manodopera straniera aumenti.

Trenta. È il numero di volte fino a cui aumenterà la cifra da pagare per le richieste relative ai visti e ai permessi di soggiorno per i cittadini stranieri in Giappone. Un aumento a dir poco esponenziale, approvato in via definitiva dalla Dieta, il parlamento nipponico, su proposta del Partito liberaldemocratico al governo. La proposta fa parte del programma della premier Sanae Takaichi, conservatrice dalle politiche dai tratti nazionalisti. Sin dalla campagna elettorale che ha preceduto l’inizio della sua esperienza a capo dell’esecutivo, la prima leader di governo della storia del Giappone ha assunto una postura severa nei confronti degli stranieri. Obiettivo: compiacere la crescente onda anti-immigrati, che ha portato a una forte ascesa di partiti sovranisti anti-establishment come il Sanseito.

Turiste asiatiche in Giappone (Ansa).

L’aumento per visti e permessi di soggiorno scatterà entro marzo 2027

Finora il limite massimo previsto dalla legge per le richieste di modifica dello status di residenza o di proroga del soggiorno era di 10 mila yen (circa 55 euro), così come per le domande di residenza permanente. Con la riforma, i tetti saliranno rispettivamente a 100 mila e 300 mila yen, vale a dire circa 540 e 1610 euro. Le tariffe effettive saranno stabilite con precisione tramite decreti governativi e saranno introdotte entro il 31 marzo 2027. I cittadini cinesi, di gran lunga il gruppo più numeroso di residenti stranieri in Giappone, potrebbero essere i più colpiti dalle nuove misure, in un momento in cui i rapporti tra Pechino e Tokyo sono già assai tesi sul fronte diplomatico. Ma le novità toccano anche i turisti stranieri che hanno bisogno di visto: il governo prevede infatti di aumentare il costo del visto a ingresso singolo da 3 mila a 15 mila yen.