"Vent’anni dopo", recita il titolo di un romanzo di Alexandre Dumas. La "mitica" Quinta C del Liceo Savoia di Ancona raddoppia, e si ritrova "quarant’anni dopo". Dopo la famigerata ‘maturità’, quella del 1986. Non a caso l’anno di una grande catastrofe (Cernobyl)... Ma in un venerdì d’inizio estate, lì, nel ‘solito’ ristorante che ormai sa un po’ di casa, non c’è spazio per i brutti ricordi. Ci si guarda, e ci si capisce al volo. Siamo noi, quelli di sempre. Perché una cosa è chiara: non siamo cambiati. Siamo gli stessi ragazzi che cinque anni prima di quel fatidico 1986 si affacciavano alla vita adulta, colmi di sogni e di speranze (si dice così no?). Non siamo tutti. Meno della metà. E’ sempre così (le strade della vita impongono crocicchi inaspettati, a volte perfino crudeli). Ma non importa. Fossimo anche in due rivivrebbe lo spirito di quella classe. ‘Mitica’, ma solo per noi. Perché ci appartiene. Unica, irripetibile. I bicchieri tintinnano nei brindisi d’ordinanza. Uno è per chi se n’è andato, il primo che non risponderà più all’appello. Ma la tristezza ha vita breve. Si ride di battute e ricordi sentiti cento volte. Ma non è finzione. Si ride sul serio. L’ideale colonna sonora dell’incontro? Non ‘You can’t always get what you want’. Qui niente ‘Grande freddo’. Solo il calore che emana dagli sguardi dei veri amici. La canzone ideale, se mai, sarebbe ‘Forever young’. Era il 1984. Sogno impossibile. Ma forse, in serate come queste, ci si può davvero sentire ‘per sempre giovani’.