L’inchiesta. 07 giugno 2026 alle 00:30
Non solo le accuse di tentato omicidio e lesioni personali. Il conducente del suv – protagonista dello speronamento dell’auto di una famiglia, al Poetto – non aveva la patente e uno dei due destinatari della misura cautelare in carcere aveva in casa 50 grammi di hascisc e un bilancino di precisione. Emergono nuovi elementi sull’inchiesta della Squadra Mobile sfociata venerdì nell’esecuzione dell’ordinanza a firma del giudice Luca Melis, con i diciottenni Daniel Porcu di Quartu e Alessio Loddo di Monserrato accompagnati in carcere a Uta. I due, difesi dagli avvocati Stefano Piras e Davide Mascia, domani compariranno davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia.
Le indagini avevano preso il via il 27 aprile, dopo una rissa e un incidente. Episodi collegati. Secondo le accuse, i due giovani (con loro c’erano altri tre ragazzi) avrebbero picchiato un uomo che li aveva ripresi perché avevano dato dei pugni alla sua auto. Era stato aggredito anche il figlio, intervenuto in aiuto del padre. I due si erano poi allontanati con tre donne (la moglie del conducente, la figlia e un’amica della ragazza), inseguiti da un suv con tre persone a bordo: la loro vettura è stata speronata e fatta uscire di strada e i cinque avevano avuto gravi ferite. Testimonianze e immagini delle telecamere hanno permesso di risalire, secondo le accuse, a Porcu e Loddo. Rivalutata la posizione di un terzo ragazzo. Nessuna traccia del suv, forse preso a noleggio. «Un episodio», le parole del dirigente della Mobile, Davide Carboni, «di estrema gravità. Colpisce la scarsa consapevolezza che molti giovani mostrano rispetto alle conseguenze delle proprie azioni, comportamenti violenti che posso degenerare in condotte di gravità eccezionale».









