Fa presto il cuore di una mamma a riempirsi di veleno. Se poi quella madre, a lungo accostata dai pm agli ambienti del narcotraffico del Pallonetto di Santa Lucia, vanta un seguito di oltre due milioni di follower, il veleno impiega un istante a tramutarsi in uno tsunami di odio. Sono bastati dieci video pubblicati su Tiktok a rendere la vita di un’assistente sociale un inferno. La sua unica “colpa”? Aver curato la pratica relativa al collocamento in comunità del figlio, all’epoca minorenne, della donna “sbagliata”. Non passa mese senza che il nome dell’influencer Rita De Crescenzo finisca sotto i riflettori. In attesa che il processo per droga approdi alla sentenza di primo grado, è ora arrivato a una svolta l’iter giudiziario che l’ha vista alla sbarra per diffamazione. Niente sconti da parte del giudice Luca Purcaro, che l’ha condannata a un anno di reclusione e al risarcimento del danno nei confronti della parte civile.

Blitz e polemiche La vicenda che ha portato, ancora una volta, De Crescenzo in un’aula di tribunale affonda le radici in un passato ormai remoto. È il 18 gennaio 2017 quando le sirene delle gazzelle dell’Arma dei Carabinieri squarciano la notte dei vicoli del Pallonetto. Una retata colossale, culminata in oltre quaranta arresti e un clan, quello che degli Elia, decapitato in un colpo solo.Napoli, controlli a Mergellina e a piazza Mercato: identificate 90 personeNell’ambito della stessa inchiesta il tribunale per i Minorenni dispone l’allontanamento di alcuni ragazzini dai rispettivi nuclei familiari. Tra questi c’è il figlio più piccolo di De Crescenzo, inizialmente affidato al padre, ma per il quale è stato poi disposto il trasferimento in una casa famiglia. Per l’assistente sociale in servizio presso la Municipalità 1 del Comune di Napoli è l’inizio di un calvario. Breve postilla a margine: quello stesso ragazzino pochi giorni fa è stato arrestato per tentato omicidio. Gogna social Quella che va in scena tra il 2 agosto e il 22 ottobre 2022 è una vera e propria campagna d’odio. Rita De Crescenzo è ormai una stella del trash napoletano e ingaggia una feroce persecuzione nei confronti della professionista: «Mamme, gridiamo tutte insieme contro questa signora per quello che mi ha fatto… Abita a Salerno e, guardate che combinazione, dove ha portato mio figlio? A Battipaglia. Ha scelto pure la destinazione». Gli insulti vanno avanti per settimane e alla fine saranno dieci i video finiti, in seguito alla querela presentata dalla vittima, assistita dall’avvocato Giuseppe Scarpa, sotto la lente della polizia postale. Il clima di tensione ben presto degenera: «Salernitani, voi che mi amate andate sotto casa di questa e gridate “ingiustizia”!», è stato l’editto. Il verdetto Davanti a un clima diventato ormai esplosivo, il Comune decide, l’8 agosto, di mettere la professionista in smart working. Una misura resasi necessaria per tutelarne l’incolumità. Al termine di un lungo iter dibattimentale che ha confermato il quadro indiziario, il giudice Purcaro ha ritenuto «del tutto false le circostanze insinuate da De Crescenzo», che avrebbe «più volte offeso la reputazione» della dottoressa. Di tutt’altro avviso la linea della difesa dell’influencer, rappresentata dall’avvocato Alfonso Quarto, che ha battuto sull’effettiva certezza che dietro quelle dirette e quei video ci fosse la mano di Rita De Crescenzo. Un teorema che non ha però convinto. Per l’influencer del Pallonetto la prima cambiale con la giustizia arriva a scadenza. Il prezzo da pagare, stavolta, non si misura in click.