Il mezzo di soccorso colpito da un drone russo proveniva dall’Italia, presumibilmente donato da reti di solidarietà, associazioni umanitarie o enti istituzionali italiani per sostenere la stremata rete di emergenza ucraina, e tragicamente finito nel mirino dei bombardamenti russi nonostante la chiarissima funzione civile e di soccorso.

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Un aereo ha preso di mira due giorni fa, giovedì 4 giugno, i soccorsi nel cuore del distretto di Dniprovskyi, a Kherson, Ucraina, dove le forze di occupazione russe hanno colpito un'ambulanza posizionata all'interno del perimetro di una struttura ospedaliera locale. Il raid, condotto tramite l'impiego di un drone, ha causato un'esplosione che ha investito in pieno il veicolo sanitario, provocando feriti tra il personale medico e ingenti danni materiali alla struttura.

I fotogrammi estratti dai filmati di sorveglianza documentano con precisione l'impatto. Nella sequenza è ben visibile la fiammata dell'esplosione che avvolge interamente l'abitacolo del mezzo, sollevando una densa nube di detriti e fumo. A seguire, si può vedere un occupante del mezzo darsi alla fuga, fortunatamente illeso. Dall'analisi della livrea e degli elementi identificativi del mezzo emerge chiaramente un dettaglio. Sulla fiancata e sulla parte superiore del tetto è perfettamente leggibile la dicitura in lingua italiana "Unità Mobile di Soccorso", mentre sul cofano anteriore campeggia, scritta specularmente per la riflessione nei retrovisori, la parola "AMBULANZA". Elementi che dimostrano in modo inequivocabile come il veicolo provenga dall'Italia, presumibilmente donato da reti di solidarietà, associazioni umanitarie o enti istituzionali italiani per sostenere la stremata rete di emergenza ucraina, e tragicamente finito nel mirino dei bombardamenti russi nonostante la chiarissima funzione civile e di soccorso.