Mirra Andreeva vince il Roland a soli 19 anni, ma Parigi si innamora della vicenda della sua avversaria, la polacca Maja Chwalinska, entrata nel torneo da numero 114 del mondo, la prima qualificata ad arrivare in una finale Slam dopo Emma Raducanu nel 2021.

Perché la finale sicuramente non è stata granché, vinta 6-3 6-2, senza neppure sudare, dalla siberiana numero 8 del mondo - che così è diventata la più giovane campionessa di Parigi dai tempi di Monica Seles nel 1992 ma la storia di Maja è di quelle che rimangono nella memoria. Dopo gli ottavi aveva fatto un appello: «pregate per me, spero di avere i soldi per l’albergo», perchè non aveva previsto di rimanere così tanto a Parigi e i trasferimenti dalla Polonia non sono così facili. Ad ascoltarla è stata Oshee, una ditta polacca che agisce nel mondo del wellness e in passato aveva sponsorizzato Iga Swiatek. Maja non aveva neanche uno sponsor per l’abbigliamento, così ad ogni turno si è presentata in campo con un marchio diverso: tanto se li compra lei. Ma la storia di Maja viene da più lontano, e tocca corde meno folkloristiche. Nata a Dabrowa Gornicza, periferia di Katowice, a livello juniores è stata campionessa europea under 14 e under 16 di doppio insieme all’amica di una vita, Iga Swiatek, arrivando in finale di doppio anch enle tabellone juniores degli Australian Open nel 2017. Nel 2019 ha debuttoatoin Billie Jean King Cup, si è qualificata per i primi tornei da grande, ma con il Covid è entrata in crisi. Così, mentre Iga iniziava la sua scalata al ranking, lei è precipitata nel buco nero della depressione, e per due anni, fra 2021 e 2022, ha lasciato il tennis. La sua grande passione era diventata una condanna, un disagio, e solo nell’affetto dei suoi genitori Maja ha ritrovato la serenità per ripartire, dopo aver superato anche un male al piede. Il 2023 è stato l’anno della ripartenza, nel 2025 ha vinto il suo primo titolo Wta a Florianopolis, in Brasile, ma nessuno poteva immaginare cosa la aspettava quest’anno a Parigi. Con la finale Maja ha vinto più di quanto avesse fatto in carriera, e si è guadagnata i complimenti di Mirra, siberiana - di Karasnojarsk, dove i -20° sono la normalità - come Maria Sharapova, come lei è emigrata prima sul mar Nero, a Sochi, e poi negli States per provare a diventare una stessa. Da Bradenton si è però poi spostata a Cannes, dove la allena la ex campionessa spagmnola Conchita Martinez. Una predestinata, un talento precoce che già tre anni fa aveva iniziato a farl parlare di sé vincendo in fila Indian Wells e Hilton Head, e a fare stragi di avversarie eccellenti. «Mirra è una spugna, assorbe ogni insegnamento, e non ha limiti», dice di lei la Martinez. Potente, brava a imporre il suo gioco di pressione, Mirra di Slam è destinata a vincerne altri, con l’appoggio della famiglia, di Conchita, e con l’autostima che sfodera dopo ogni vittoria, quando esauriti i ringraziamenti«istituzionali» Mirra ringrazia anche se stessa: «perchè me lo sono meritato». ______________