Quando debuttò al Roland Garros nel 2023, a sedici anni, in molti iniziarono a notare Mirra Andreeva, allora la più giovane del tabellone. Non per il suo tennis violento modellato da anni di accademia ma per quei capelli biondi e ricci tenuti assieme da una treccia, l’espressione da ragazzina innocente e un sorriso fanciullesco. La ragazza russa, nata a Krasnoyarsk, che il maestro Čechov definì la città più bella di tutta la Siberia, ma cresciuta tennisticamente in Francia, è sempre sembrata più piccola della sua ancora giovanissima età. Due anni fa faceva quasi tenerezza. Ma in campo ha sempre dimostrato un’intelligenza fuori al comune. Con un limite evidente, strettamente connaturato all’età anagrafica, quello di avere difficoltà a gestire la tensione in campo. I suoi capricci adolescenziali o i suoi pianti isterici quando le cose non andavano per il verso giusto non sono stati una rarità negli ultimi due anni, ma era chiaro fin da allora che il giorno che sarebbe riuscita a incanalare le emozioni nella giusta direzione e a pensare solo a come colpire la pallina il tennis avrebbe trovato un’altra campionessa. Quel giorno è arrivato oggi, quando a soli diciannove anni la ragazzina allenata dalla spagnola Conchita Martinez è riuscita a vincere il suo primo slam, il Roland Garros di Parigi, battendo in due set (6-3, 6-2) in una partita senza storia la polacca Maja Chwalinska, proveniente dalle qualificazioni e anche lei autrice di un sorprendente torneo. “Guardavo Parigi in televisione sin da quando ero piccola. Per me vincere qui è un grande sogno, non posso credere di esserci riuscita”, ha detto l’Andreeva nel corso della premiazione. A prima vista può non apparire una giocatrice straordinaria, forse perché poco appariscente in un tennis moderno fatto di agonismo spinto, ma il suo tennis è geometricamente perfetto oltre che estremamente redditizio. La ragazza, inoltre, sembra possedere un ottimo istinto.In questo Roland Garros ha perso solo un set in tutto il suo percorso, dimostrando una consistenza e una continuità fuori dal comune. Ma in fondo è rimasta la stessa ragazzina di sempre. Quella che ha tenuto per tutto il torneo sulla panchina un disegno che una bambina gli aveva lasciato all’ingresso del campo, e anche quella che indossava una felpa con la scritta “I want to tank myself”. Per credere in se stessa, ha detto oggi dopo la vittoria.