È atterrato in Francia con tutti i sei figli al seguito, sollevando polemiche sui costi del viaggio e interrogativi sui protocolli di sicurezza che il capo del Pentagono è tenuto a rispettare. Ma oltre alle critiche dell’opinione pubblica americana, il viaggio di Pete Hegseth per l’82mo anniversario del D-Day – quando il 6 giugno 1944 decine di migliaia di militari americani sbarcarono sulle spiagge della Normandia – ha avuto un risvolto politico tutto europeo, visto che il capo della Difesa americana ha usato il suo discorso al cimitero militare americano di Colleville-sur-mer per lanciare un nuovo attacco ai Paesi europei che non farebbero abbastanza contro quella che viene descritta come “un’invasione” dei migranti, invitandoli peraltro al riarmo.
Nel suo intervento Hesgseth ha esplicitamente citato l’Italia, e precisamente le sue spiagge, insieme a quelle di Spagna, Grecia e Bulgaria, dove “arrivano imbarcazioni e uomini”. “Tristemente oggi altre spiagge europee sono assalite da altre ideologie pericolose. Quando le capitali europee faranno qualcosa contro questa invasione? O sarà troppo tardi?”, ha aggiunto il capo del Pentagono, in linea con l’amministrazione Trump, che ha fatto delle deportazioni di massa un segno distintivo della sua politica. Le dichiarazioni di Hegseth sui migranti ricalcano il pensiero espresso dal vicepresidente Usa Jd Vance a febbraio 2025 quando, intervenendo alla Conferenza di Monaco, ha definito l’immigrazione di massa la minaccia più urgente per l’Europa, criticando duramente i suoi leader per la gestione delle frontiere. Vance ha sostenuto che il vero pericolo per il continente non derivi da attori esterni, ma dal cedimento interno sui valori fondamentali e dalle politiche migratorie incontrollate.










