La premier festeggia i record di occupati. Ma la realtà parla di strage di braccianti a Cosenza, schiavismo nella costruzione del Consolato Usa, tagli Electrolux. Questa destra ha un’idea strana (e antica) di “impiego”…

Non si sono ancora placate le polemiche per gli incidenti politico-mondani occorsi durante la parata del 2 giugno e la successiva festa al Quirinale: l’assenza malamente giustificata dei leader del campo largo, Giorgia Meloni non citata nel monologo di Paola Cortellesi sulle donne della Repubblica, il forfait del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, impegnato a vegliare sulle grandi opere e a scongiurare il prossimo sciopero dei treni (lui è l’unico che lavora quando gli altri fanno festa, e viceversa. Devono avergli dato un calendario fallato, con i giorni neri al posto dei rossi).

La premier Giorgia durante la parata del 2 giugno (foto Ansa).

Ma più clamorosa e dolorosa è stata la freddezza sugli episodi che prendono a calci tutte le belle parole spese per celebrare gli 80 anni della Repubblica democratica fondata sul lavoro: la strage dei braccianti a Cosenza, l’inchiesta milanese sullo schiavismo (eufemisticamente chiamato caporalato) nel maxi-cantiere per la costruzione del Consolato americano.