Classe 1970, appassionato di sport in generale, di calcio in particolare. Affascinato da sempre dalle statistiche legate allo sport. Allenatore di basket FIP e…

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ome accaduto dodici mesi fa con Ademola Lookman, anche questa estate attorno all’Atalanta sembra essersi attivato un meccanismo ormai ben conosciuto. Prima le indiscrezioni, poi gli accostamenti sempre più insistenti, quindi la sensazione che una trattativa sia già destinata a concretizzarsi. Questa volta il protagonista è Marco Palestra, uno dei talenti più interessanti usciti negli ultimi anni dal settore giovanile nerazzurro. La narrazione estiva lo proietta già verso Milano, sponda Inter. Un susseguirsi di voci, indiscrezioni e ricostruzioni che, giorno dopo giorno, finisce inevitabilmente per generare una pressione mediatica attorno al giocatore e al club. È una dinamica ormai consolidata nel calcio moderno. Più un nome viene accostato a una grande squadra, più l’operazione assume i contorni dell’inevitabilità agli occhi dell’opinione pubblica. Eppure, osservando la storia recente dell’Atalanta, esiste un precedente che invita alla prudenza. Come accennato sopra, un anno fa una situazione molto simile aveva coinvolto Lookman. Per settimane il mercato aveva raccontato il suo addio come uno scenario imminente, salvo poi scontrarsi con la fermezza di una società che non aveva alcuna intenzione di privarsi di uno dei suoi giocatori alle condizioni proposte, o meglio, imposte da altri. A Zingonia sanno perfettamente come gestire questo tipo di situazioni. Soprattutto oggi, in un’estate che ha già portato nelle casse del club una cifra rilevante grazie alla cessione di Ederson. Un’operazione che riduce drasticamente la necessità di fare cassa attraverso ulteriori sacrifici tecnici e che, al contrario, rafforza la posizione negoziale della società.