“Perché quando siamo entrati nelle acque italiane nessuno è venuto a soccorrerci?”. È la domanda drammatica posta in aula da Mamozai Nigeena, 26enne afgana sopravvissuta al naufragio del caicco Summer Love, avvenuto il 26 febbraio 2023 davanti alle coste di Steccato di Cutro e costato la vita a 94 persone. La donna ha deposto nel processo sui presunti ritardi nei soccorsi che vede imputati quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto.
“Eravamo più di 180 persone, donne e bambini urlavano”
Nel suo racconto la giovane ha ricostruito le condizioni disperate a bordo dell’imbarcazione partita dalla Turchia. “Ero a bordo con mio marito. I trafficanti ci avevano detto che eravamo pochi, invece eravamo tantissimi”, ha raccontato. Secondo la superstite, sul caicco viaggiavano oltre 180 persone. “Hanno costretto tutti a buttare le valigie. Il mare non era più calmo e c’erano donne e bambini che gridavano. Era una situazione terribile”.
“Solo i trafficanti avevano i salvagenti”
La 26enne ha poi descritto l’assenza totale di misure di sicurezza durante la traversata. “Nessun passeggero aveva il salvagente. Gli unici dispositivi di sicurezza erano dei trafficanti”, ha dichiarato. Parole che aggravano ulteriormente il quadro già emerso sulle condizioni del viaggio affrontato dai migranti.










