Visegrad e oltre La rubrica settimanale sui sovranismi dell'est Europa. A cura di Massimo Congiu

Dopo sedici anni di stampa asservita a Viktor Orbán sembra che le cose nel settore stiano cominciando a muoversi nel senso giusto. A dirlo sarebbero fonti ungheresi, tra esse diversi giornalisti che raccontano di uno scenario in mutamento rispetto al lungo periodo di tempo che ha visto il mondo mediatico ridotto al silenzio o al ruolo di cinghia di trasmissione delle ricette politiche messe a punto dal precedente sistema di potere.

A giudicare da queste fonti i segnali di cambiamento sono già reali; a testimoniarlo è il think tank liberale Republikon Intézet citato di recente dall’agenzia AGI. Secondo il medesimo già una settimana dopo il voto dello scorso 12 aprile la tv pubblica ha cominciato a trasmettere servizi che nella maggior parte dei casi sarebbero stati caratterizzati da un approccio neutrale, cosa impensabile al tempo del governo Orbán.

Péter Magyar, vincitore delle recenti elezioni politiche, aveva annunciato cambiamenti nel settore, una serie di atti volti a restituire indipendenza agli organi di stampa. L’attuale premier aveva definito “bugiardi” i media pubblici e, considerando indispensabili gli interventi da apportare nel settore in termini di svolta democratica da imprimere al paese, ha disposto una verifica ufficiale del funzionamento e dei finanziamenti delle strutture mediatiche di stato che possono contare su un budget annuo che supera i 430 milioni di euro.