I legali di Cinturrino, l’assistente capo di Polizia in carcere per aver ucciso un 28enne a Rogoredo il 26 gennaio scorso, e i legali della famiglia della vittima, hanno rilasciato dichiarazioni a Fanpage.it per far il punto alla luce dell’incidente probatorio tenutosi gli scorsi 10-11 aprile.

"Cinturrino non ha sparato per uccidere, ma per paura. E lo ha fatto senza prendere la mira, al buio, a 31 metri di distanza. Quando si è reso conto di aver ucciso Mansouri, era disperato. Quello che è accaduto dopo – l'aver messo la pistola a fianco al corpo di Mansouri, dalla parte della mano che aveva in pugno il sasso – è un'azione deprecabile e sbagliata, è vero, e di questo Cinturrino si assumerà tutte le responsabilità. Ma deve pagare solo per ciò che ha fatto". A riassumere, in estrema sintesi, il comportamento di Carmelo Cinturrino, a Fanpage.it è uno dei suoi due legali, l'avvocato Marco Bianucci che fa il punto della situazione alla luce dell'incidente probatorio, richiesto dalla Procura, tenutosi gli scorsi 10 e 11 aprile.

Cinturrino, assistente capo del Commissariato di Mecenate, si trova in carcere a San Vittore (Milano) dal 23 febbraio con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato di Abderrahim Mansouri – avvenuto il 26 gennaio nel pressi del boschetto di Rogoredo (Milano) – e indagato per oltre 40 capi di imputazione per estorsioni, spaccio e arresti illegali.