La testimonianza di Lam Magok, sudsudanese sopravvissuto alla detenzione nelle carceri libiche di Al Jadida e Mitiga, sotto la gestione di Almasri. Il video mostrato in esclusiva durante l’ultima puntata di Scanner Live, programma di approfondimento politico condotto da Valerio Nicolosi: “Almasri mi ha picchiato e ordinava alle guardie di fare lo stesso”.

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"La Libia per me è stata un inferno, perché è un Paese in cui i migranti non vengono rispettati e dove rifugiati e persone in movimento non trovano alcuna sicurezza". A parlare è Lam Magok, cittadino sudsudanese che durante il suo viaggio migratorio attraverso la Libia è stato detenuto e torturato nelle carceri di Al Jadida e Mitiga, strutture sotto il controllo di Osama Almasri. La testimonianza di Magok è stata raccolta da Fanpage.it e trasmessa in esclusiva durante l'ultima puntata di Scanner Live. Il suo racconto riflette la figura di Almasri, destinatario di un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità commessi nei confronti di migranti e detenuti in Libia. Per lui la permanenza nel Paese nordafricano è stata piena di arresti, respingimenti e detenzioni illegali. "Ho provato ad attraversare il mare sei volte, ma ogni volta sono stato riportato indietro in Libia. La vita lì era terribile: un giorno eri in prigione, il giorno dopo eri fuori e poi di nuovo dentro", racconta Magok. Dalle sue parole emerge anche una totale perdita di controllo sulla vita quotidiana: "Per dormire dovevi aspettare che qualcun altro si alzasse, perché non c'era spazio per tutti", racconta. "Riuscivi a riposare forse due ore e poi dovevi lasciare il posto a un'altra persona". Anche i bisogni più elementari erano sottoposti a rigide limitazioni: "Per andare in bagno dovevi aspettare il permesso. C'era una persona che decideva quando potevi farlo e quando no". Dopo tre mesi trascorsi nella prigione di Al Jadida, Magok racconta di essere stato trasferito nel centro di detenzione di Mitiga, dove sarebbe rimasto per altri sei mesi: "La situazione era ancora peggiore. Le persone morivano lì dentro". Lì ha vissuto alcuni degli episodi più violenti: "A un certo punto abbiamo tentato di fuggire dopo essere stati portati fuori per lavorare. Ci hanno catturati e riportati in carcere. Io e altri cinque migranti siamo stati torturati. Ci hanno rinchiusi in una piccola stanza di isolamento dove subivamo torture".