La grazia e il veleno
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Clementina Speranza e Babak Monazzami
Firenze, 5 giugno 2026 - Lunedì alle 17,30 il Castello dell’Acciaiolo di Scandicci ospiterà la proiezione del documentario "Stai fermo lì", della giornalista e regista Clementina Speranza, che sarà presente insieme al protagonista Babak Monazzami. A seguire un talk alla presenza degli attivisti iraniani Nilufar Amir Djafari Rezaieh, Nilofar Darugar e Jafar Hassibi. Al loro fianco anche la giornalista Patrizia Scotto di Santolo e Francesco Ciucci, medico chirurgo. Ad aprire i lavori, i saluti di Claudio Gemelli, Consigliere Regionale Toscana e delle istituzioni del Comune di Scandicci, che ha patrocinato l’evento. Il documentario "Sati fermo lì" nella versione di 60 minuti presenta un nuovo montaggio ed è diviso in racconti. Babak Monazzami narra la prima parte della sua storia: la vita in Iran, il suo periodo felice in Italia e come poi un errore della Polizia Tedesca lo costringa a restare in Germania. Babak è stato arrestato in Iran perché indossava i Jeans e la t-shirt a maniche corte e recluso perché colpevole di avere “un aspetto che provoca pensieri impuri nelle donne sposate”. È stato torturato perché ballava, perché ha partecipato a una manifestazione pacifica per la liberazione di suo cugino, un prof universitario. “Una disperata vicenda molto simile a tante altre che purtroppo stanno accadendo in Iran e che testimoniano la brutalità del regime degli Ayatollah che dal 1979 si regge sul terrore”, Patrizia Scotto di Santolo. Babak è stato espulso dalla nazionale under 18 perché non aveva i capelli corti e aveva un taglio di barba simile a quello di Roberto Baggio, suo giocatore preferito. Nel documentario, diviso in racconti, Babak narra anche 3 aneddoti che lo coinvolgono e che riguardano lo sport, per questo Clementina Speranza ha ricevuto il Premio USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana) con la pellicola. Il film ha ottenuto diversi allori e riconoscimenti, tra questi il Premio per la Pace rilasciato dall’Ambasciata Svizzera in Italia, il Premio Cine Migrare 2024 (Via dei Corti - Festival Indipendente di Cinema Breve, X edizione). È sottotitolato in inglese, francese e coreano perché è volato fino in Sud Corea al Museo di Arte Moderna di Ulsan. In sala ci saranno le foto di alcuni degli sportivi uccisi o arrestati in Iran per aver chiesto di riconoscere i loro diritti. Saranno ricordati in rappresentanza dei tantissimi atleti che insieme al popolo iraniano hanno manifestato contro il regime islamico e hanno chiesto di riconoscere i loro diritti. “Gli atleti sono presi di mira esclusivamente per la loro voce, per la loro visibilità. La loro sicurezza fisica e psicologica è in pericolo. Alcuni sono stati uccisi, altri feriti e arrestati e si chiede il rilascio immediato e la protezione – afferma Clementina Speranza –. E che le federazioni non continuino a restare in silenzio”. Ci sono calciatori professionisti, arbitri, allenatori di calcio, campioni nazionali di judo, di basket, di kickboxing, di wrestling, di MMA. Alcuni campioni del mondo come Jasem Vishkaei nel karate e Masoud Zatparvar, detto Mehdi, amatissimo in Iran e due volte campione del mondo di bodybuilding. Gli atleti devono stare in campo, non in carcere. Al collo dovrebbero avere le medaglie, non un cappio. I processi, specialmente nei casi politici, sono spesso a porte chiuse. Agli imputati viene negato il corretto accesso agli avvocati. Le confessioni estratte sotto tortura sono presentate come prova. I verdetti sono modellati da interessi politici molto prima che inizi una seduta in aula. Quando un minore può essere condannato a morte dopo una confessione forzata, il problema è strutturale. Questo è un “sistema giuridico” che permette e supporta questo risultato. Le esecuzioni servono per inviare un messaggio. Servono per intimidire le famiglie, mettere a tacere le comunità e scoraggiare ogni forma di dissenso. La legge diventa strumento di controllo piuttosto che protezione dei diritti. Il documentario diventa occasione di riflessione e di dialogo di sport e Diritti Umani. “Per interessi, la politica mondiale ha seppellito la sua coscienza nei confronti del popolo iraniano che con la civiltà persiana ha insegnato al mondo libertà, diritti umani, civilizzazione e democrazia”, sostiene Babak Monazzami. Si parlerà anche delle coraggiose donne iraniane. “La donna ideale per la Repubblica Islamica dell’Iran non dovrebbe avere occhi per vedere, lingua per parlare e gambe per sfuggire. La responsabilità in un’iraniana che vive all’estero come me è essere i loro occhi, la loro lingua e le loro gambe”, afferma Nilufar Amir Djafari Rezaieh. Obiettivo dell’evento è far conoscere le ingiustizie subite dal protagonista e informare sulle ingiustizie verso gli iraniani, che finora non sono state sufficientemente raccontate. “Dietro ogni ferita c’è una storia e la speranza di un Iran libero e democratico”, afferma Jafar Hassibi, medico chirurgo che ha operato Elaheh Tavakoliyan, attivista ferita al volto durante una manifestazione in Iran dalle milizie islamiche e che per questo ha perso l’occhio destro, portata in Italia grazie alla giornalista Roberta Rei e a Le Iene. Si parlerà anche di quanto è successo in Iran dal 28 dicembre 2025, della dura repressione, degli oltre 50 mila morti uccisi dagli uomini del regime islamico, degli ospedali al collasso per l’alto numero dei feriti e per la gravità delle ferite. Perché hanno colpito agli occhi, alla testa. “Le azioni brutali e disumane della Repubblica Islamica non si limitano alla repressione dei manifestanti nelle strade, all'imprigionamento e alla tortura. Ciò che ci lascia tutti sgomenti è l'uccisione dei feriti all’interno degli ospedali e la minaccia, l'arresto e la tortura del personale sanitario che ha semplicemente svolto il proprio dovere”, spiega Nilofar Darougar, farmacista e attivista.






