Questo intervento è stato inizialmente pubblicato sulla newsletter «Animali» del Corriere della Sera. Per riceverla gratuitamente via mail tutti i venerdì mattina è sufficiente iscriversi QUI.

Lui stesso la definisce un «appello al senso di comunità», ma quella lanciata dal sindaco di San Giorgio su Legnano, Claudio Ruggeri, che vorrebbe fare pagare un balzello in più a chi possiede cani per aiutare chi invece ha figli, sembra più che altro una boutade propagandistica. E non può che essere così visto che il presupposto da cui il primo cittadino di questo piccolo paese del Milanese parte è che «il vostro labrador non vi pagherà la pensione». Ma va?

Probabilmente non lo faranno neppure molti dei nostri concittadini, che non lavorano e non hanno reddito o lo hanno troppo basso, per cui non possono versare adeguati contributi previdenziali. O che hanno redditi non dichiarati, cioè in nero, e quindi non ne versano affatto. Situazioni, queste, che sono diretta responsabilità della classe dirigente del Paese, politici in primis, dai sindaci ai parlamentari e ai membri del governo.Difficile, invece, pensare che il problema delle future pensioni o quello della copertura dei costi dei servizi ai cittadini, sia ascrivibile agli amici a quattro zampe. Una posizione decisamente poco razionale se arriva da un rappresentante delle istituzioni.La cifra ipotizzata è di 20 euro all'anno e viene precisato che si tratterebbe non di una vera tassa ma di un contributo volontario. Piccola la cifra e nessuna imposizione, insomma. Il punto è la provocazione: l'appello è rivolto solo a chi possiede cani. Come ha spiegato il sindaco nell'articolo di Claudio Del Frate sul Corriere, a San Giorgio su Legnano ci sono 6.800 abitanti, tra cui 250 bambini. I cani sono invece 850. Ovvero circa tre volte di più. La nuova «gabella» canina (volontaria) avrebbe lo scopo di contrastare la denatalità, garantendo più risorse per i servizi alle famiglie.Ma la colpa della denatalità di chi è? In una società libera si può decidere di avere figli o di non averne (senza negare che possa essere anche frutto di condizionamento economico o sociale), di avere animali domestici o di non averne. In base a che cosa un sindaco può pensare di classificare i propri concittadini in base alle loro scelte di vita e alla composizione del nucleo famigliare? Hai un cane e non un figlio e dunque hai una colpa che in qualche modo devi espiare?Il sindaco spiega che con quella cifra si raccoglieranno circa 17mila euro che potranno essere utilizzati per aiutare le famiglie in difficoltà con il pagamento del buono pasto per i figli. Un'ottima cosa. Ma per quale motivo ad un obiettivo così nobile non dovrebbe contribuire anche chi cani non ne ha? Il diritto allo studio non dovrebbe essere un tema che riguarda la collettività nel suo complesso? O lo è solo di chi di quel servizio peraltro magari non usufruirà - non avendo figli ma magari un cane - ma sarà comunque chiamato a pagarlo? Strana idea di equità contributiva.Probabilmente i proprietari di cani non si farebbero grossi problemi a versare quei 20 euro per il bene comune. Checché ne pensino molti, chi accoglie in casa un animale domestico lo fa nella grande maggioranza dei casi perché ha una sensibilità maggiore nei confronti della vita, non discriminando fra quella umana e quella degli altri animali. Il punto però è: per quale motivo a pagare dovrebbero essere loro soltanto? A meno di non considerare, appunto, una colpa l'avere un cane.Secondo una certa vulgata, alquanto ricorrente sui social, molte persone preferirebbero adottare un animale piuttosto che assumersi la responsabilità di avere e crescere uno o più figli.A parte il fatto che questa sarebbe comunque una scelta legittima, a smentire questa visione piuttosto retrograda interviene l'ultimo rapporto Assalco Zoomark, che ogni anno fotografa il mondo del pet in Italia dal punto di vista economico ma anche sociale. E proprio nell'edizione di quest'anno, diffusa nelle settimane scorse, è stato evidenziato come gli animali domestici siano presenti soprattutto nelle famiglie con figli, segno di una maggiore propensione di queste ultime ad allargare il proprio nucleo famigliare. In particolare, sono presenti nel 54,5% delle famiglie ma con una percentuale che sale al 66,7% in quelle con bambini e resta superiore al 60% in quelle con figli oltre i 20 anni, che quindi bambini lo sono stati. Se la statistica non è un'opinione, probabilmente questo avviene anche a San Giorgio su Legnano.