In questi giorni in Gran Bretagna il governo di Keir Starmer è sotto attacco per il caso del diciottenne Henry Novak, accoltellato a dicembre da un giovane indiano, Vickrum Digwa, che subito dopo chiama la polizia raccontando di essere stato vittima di un’aggressione razzista ed essersi quindi dovuto difendere, e così Novak muore mentre gli agenti lo ammanettano, nonostante le sue richieste di aiuto. Con la condanna dell’assassino e le immagini delle bodycam rese pubbliche, la destra populista di Nigel Farage e la destra fascista di Tommy Robinson hanno lanciato la campagna «white lives matter», giudicando scandaloso che la polizia abbia creduto alla denuncia di un uomo di colore anziché alla parola di un ragazzo bianco, prova definitiva, ai loro occhi e a quelli dell’intera internazionale sovranista, a cominciare ovviamente da Elon Musk, che in Gran Bretagna, come in tutta Europa, la vera emergenza sociale ormai è il razzismo contro i bianchi.

Nel frattempo, in Italia, quattro braccianti di cui non ci sforziamo nemmeno di ricordare i nomi venivano bruciati vivi in un’auto dai loro caporali. Chissà che ne pensavano, loro, del razzismo contro i bianchi. Quanto la piaga sia diffusa anche in Italia lo testimonia del resto il fatto che sul Corriere della sera di martedì, come ricorda Guia Soncini su Linkiesta, il catenaccio in prima pagina era «La pista di una vendetta tra gruppi di immigrati». Una sintesi che a Soncini fa tornare in mente una vecchia striscia di Pericoli e Pirella: «Un giornalista batteva a macchina un titolo. “Uomo investe giovane donna”. Poi correggeva: “Meridionale investe giovane donna”. Poi ancora: “Meridionale investe donna meridionale”. E arrivava alla versione definitiva: “Regolamento di conti tra meridionali”».