Milano. Meno di un anno fa David Ellison ha inglobato la rete televisiva Cbs nel suo impero mediatico. Appena arrivato il figlio di Larry, amico di Donald Trump, ha subito deciso per una ristrutturazione di quella che era una linea tendenzialmente progressista del network. Il comico Stephen Colbert, estremamente critico dell’attuale governo, è stato mandato a casa (come scambio per permettere l’acquisto). E alla guida di CbsNews è stata messa Bari Weiss, che se n’era andata in polemica dal New York Times – troppo “woke” – per poi aprire il suo sito: The Free Press (comprata da Ellison per 150 milioni). Ora Weiss ha fatto pulizia dentro “60 minutes”, uno dei programmi politici più seguiti d’America, di inchieste, interviste e profili, che va in onda dal 1968. E’ stato licenziato Scott Pelley, per anni volto serale del tg della Cbs, reporter di guerra e corrispondente fisso di “60 minutes”. Nell’ultimo episodio del programma, prima delle ferie estive, il veterano Pelley aveva criticato “il nuovo proprietario della rete” per aver messo da parte il retaggio di “60 minutes” per “ingraziarsi l’Amministrazione Trump”. Pelley – che andò a intervistare Zelensky a Kyiv appena iniziata l’invasione russa – ha detto che da mesi i nuovi capi della rete gli avrebbero chiesto di inserire “falsità e distorsioni in delicati servizi politici”, e lui si è rifiutato. Ha scritto un comunicato al New York Times dicendo che “l’incompetenza e la mancanza di professionalità della nuova direzione hanno seminato il caos” dentro tutta la Cbs. Weiss ha risposto dicendo che non può certo lavorare con chi non la rispetta, e, privatamente, avrebbe spiegato che in realtà Pelley voleva andarsene da tempo e ha trovato il modo per uscirne da eroe.Molti si chiedono come farà il programma ad andare in onda a settembre se i corrispondenti nell’ultimo mese sono stati dimezzati. Brian Stelter, della Cnn, si chiede in quanti continueranno a guardare “60 minutes” senza il faccione di Pelley a cui sono stati abituati. Alcuni difendono invece la ristrutturazione di Weiss nelle intenzioni – molti vedono la Cbs come una rete troppo antiquata – ma non nei modi. Trump intanto gongola. Perché “alla fine, è quello che voleva fin dall’inizio: un indebolimento delle istituzioni”, ha scritto il giornalista Oliver Darcy nella sua newsletter. In generale Weiss è sotto l’occhio di tutti, perché si sta cercando di capire come cambiano i media quando sono controllati dagli amici di Trump, anche a discapito degli indici di ascolto (“60 minutes” andava benissimo). Stelter ha scritto che il mantra di Zuckerberg, “Move fast and break things”, può funzionare nel tech ma non necessariamente nei media, come si è visto con il “nuovo” Washington Post di un Jeff Bezos sempre più Maga.Bisogna ricordare anche due cose: la prima è che Trump detesta da sempre “60 minutes”, e ha pure intentato una causa al programma, ottenendo due anni fa un ricco patteggiamento. La seconda: Ellison sta acquistando l’odiatissima Cnn ma ha ancora bisogno dell’approvazione del governo che in cambio vorrebbe notevoli cambiamenti della linea editoriale. “E’ difficile migliorare la spazzatura”, ha detto Trump ieri l’altro della Cnn. Ben Rhodes, già autore dei discorsi di Barack Obama, sul licenziamento di Pelley ha commentato: “E’ proprio così che avviene l’autoritaria presa di potere sui media da parte degli oligarchi”.