HomeModenaCronacaIl mistero di Daniela. Telefonino vicino alle ossa. Perde quota la pista delittoImprobabile che un ipotetico assassino abbia lasciato il cellulare della vittima. L’apparecchio verrà comunque esaminato per risalire ai contatti della Ruggi. L’ipotesi: morta per un crollo. Però ai tempi il tetto della torre era già collassato.Daniela Ruggi è scomparsa nel settembre del 2024. Aveva 32 anniRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciEra lì, a pochi passi dai resti. Ora potrebbe fornire le risposte che tutti attendono e che aspettano da lungo tempo i familiari. Seppur non vi siano conferme ufficiali da parte della procura di Modena, il telefonino di Daniela Ruggi, 32enne scomparsa da Vitriola di Montefiorino il 20 settembre del 2024, sarebbe stato rinvenuto all’interno della torre diroccata di Pignone, a pochi passi dalle ossa della giovane. Il cellulare di Daniela, quello da cui non si separava mai, sarebbe spuntato nel corso degli ultimi sopralluoghi.

Il dispositivo sarà ora sottoposto ai necessari accertamenti tecnici, al fine di individuare e ricostruire gli ultimi contatti della vittima. L’ultima telefonata, quel 20 settembre del 2024, Daniela l’aveva fatta alle 16.59 ad un anziano del paese, ma il traffico dati risultava attivo fino alle 23.38, quando – all’improvviso – aveva cessato definitivamente. Daniela potrebbe aver raggiunto la torre quella stessa sera per poi rimanerne ‘inghiottita’, morta sotto le macerie a seguito di un improvviso crollo? E’ difficile ipotizzare che un assassino lasci alle spalle tracce di sé, quindi eventuali indizi o collegamenti che avrebbero potuto incastrarlo se individuati su quel telefonino. Ma è altrettanto vero che nessuno può sapere, oggi, se tra un eventuale assassino e la vittima vi siano stati contatti telefonici prima di un presunto delitto. (ipotesi di reato con cui è stato aperto il fascicolo in procura). C’è poi un altro quesito: il telefono si sarebbe spento da solo a quell’ora, dopo essersi scaricato? Era un Cubot King Kong, con un’autonomia – se di ultima generazione - da due a cinque giorni. "Quando lo avevo io quel telefonino la carica durava a lungo – afferma Domenico Lanza, lo ‘sceriffo’, ancora unico indagato per il sequestro di Daniela e che alla giovane regalò appunto quel cellulare –. Ricordo di averglielo regalato ad agosto; insieme ad una seconda batteria. Mi sembra strano che sia andata a rifugiarsi là dentro, al buio, ma ovviamente spero che nessuno le abbia fatto del male - continua –. Sono ancora indagato per il sequestro di questa ragazza e non ne capisco il senso: mi chiedo cosa aspettino ad archiviare".