UDINE - C'è dolore, ma soprattutto rabbia e richiesta di verità nelle parole degli amici di Patrizia Maria Cormos, a margine dell'udienza del processo per la tragedia del Natisone del 31 maggio 2024, costata la vita alla giovane studentessa e agli amici Bianca Doros e Cristian Casian Molnar. Un gruppo di compagni di corso dell'Accademia di Belle Arti di Udine ha voluto essere presente in tribunale per ribadire un messaggio: «Siamo qui perché vogliamo giustizia per Patrizia, per Bianca, per Christian, per tutti - hanno spiegato -. Quello che è successo non sarebbe mai dovuto accadere, potevano salvarli».
Gli amici in aula A parlare, tra gli altri, Jennifer ed Emilia, colleghe del corso di Interior Design frequentato dalla giovane. «Hanno lottato fino all'ultimo - hanno detto - e quello che è successo poteva essere evitato. Siamo qui per questo: perché vogliamo giustizia». Accanto al dolore, emerge un sentimento di rabbia: «I soccorsi non sono stati tempestivi e perché si poteva fare veramente qualcosa per salvare questi ragazzi. Non è solo perché erano nostri amici: potevamo essere noi al loro posto». Il tatuaggio Un legame, quello con Patrizia, che resta fortissimo anche nei gesti simbolici. I compagni di classe hanno deciso di tatuarsi la stessa parola che la giovane portava sulla schiena: «Amore». Un progetto nato quando Patrizia era ancora in vita e poi diventato un segno condiviso dopo la tragedia. «La nostra classe aveva deciso di fare un tatuaggio uguale per tutti - hanno raccontato -. Quando è morta, in nove abbiamo scelto la parola "Amore", che adesso ci unisce». Il tatuaggio è stato realizzato proprio all'interno dell'Accademia: «Abbiamo riprodotto gli stessi caratteri che aveva lei. Ci rappresenta tutti». Gli studenti hanno così trasformato un'idea nata per gioco in un simbolo permanente di memoria e appartenenza. «È il sentimento che ci accomunava e che continua a tenerci uniti», hanno spiegato. Parole semplici, ma cariche di significato, che accompagnano la richiesta di chiarezza su quanto accaduto sul Natisone. L'intitolazione Il ricordo di Patrizia resta vivo anche all'interno dell'Accademia di Belle Arti Tiepolo di Udine, che nei mesi scorsi ha deciso di intitolarle l'Aula Conferenze della sede di viale Ungheria. Una scelta accolta con grande emozione dalla famiglia e dalla comunità accademica. «Patrizia doveva continuare a far parte della nostra comunità», ha sottolineato all'epoca l'amministratore delegato Michele Florit, ricordando come l'aula più importante dell'istituto, sede di incontri e discussioni di tesi, sia diventata oggi uno spazio dedicato alla memoria della studentessa. Un gesto che si lega idealmente proprio a quella parola, «Amore», scelta dagli amici come segno indelebile. Un valore che, come ricordato anche dai genitori, rappresentava pienamente Patrizia e che ora continua a vivere nei luoghi che ha frequentato e nelle persone che le hanno voluto bene. L'udienza Ieri, nel corso dell'udienza, il giudice monocratico Daniele Faleschini Barnaba ha deciso di limitare a 20 i testimoni della Procura e delle parti civili e a 10 per ciascuno dei tre vigili del fuoco imputati di omicidio colposo. Sono stati invece ammessi tutti i testimoni indicati dalla difesa dell'infermiere della Sores, che sono cinque. Sarà valutata anche la rilevanza del contenuto di due video che documentano il tempo necessario per raggiungere in elicottero il luogo della tragedia dall'aviosuperficie di Pasian di Prato. Il giudice li ha ammessi con riserva. Sono due filmati prodotti dalla Procura. I difensori ne avevano chiesto l'inammissibilità perché l'esperimento giudiziale è stato fatto senza coinvolgere le parti, ma il procuratore Massimo Lia ha rilevato che la simulazione è stata fatta quando non c'erano ancora indagati. L'udienza è stata aggiornata al 4 giugno per sentire i primi testimoni.







