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Mario Alberto Marchi
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Padova è la provincia veneta con più imprese certificate per la parità di genere: 187, secondo i dati aggiornati al 3 marzo e diffusi il 26 maggio all’Open Day dell’imprenditoria femminile della Camera di commercio. Dietro si collocano Venezia con 149, Vicenza con 143, Verona con 121, Treviso con 114; più staccate Belluno con 30 e Rovigo con 27.
Il quadro regionale si innesta su un dato nazionale travolgente: oltre 12 mila realtà certificate, quattro volte l’obiettivo fissato dal PNRR — 3 mila imprese entro il 30 giugno — polverizzato con settimane d’anticipo. Lo strumento di riferimento è la prassi UNI/PdR 125, introdotta nel 2022: misura indicatori come la presenza femminile nei ruoli apicali, i divari retributivi, le politiche di conciliazione. Ottenerla apre la porta a sgravi contributivi e a punteggi premianti negli appalti pubblici. Sulla carta, è un meccanismo serio. Ma è proprio il successo numerico a far affiorare la domanda che nessuna tabella scioglie: quando un traguardo viene superato di quattro volte, sta fotografando un cambiamento reale o la velocità con cui le imprese hanno imparato a produrre il requisito?







