di
Erika Mallarini*
L'intervento di Erika Mallarini e la risposta di Milena Gabanelli e Simona Ravizza
L'articolo di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sulla remunerazione delle farmacie convenzionate pone una domanda legittima: la nuova remunerazione è sostenibile per il Servizio sanitario nazionale? È una domanda importante. Ma credo che nel dibattito pubblico ne manchi un'altra, altrettanto rilevante: quale sarebbe il costo, per i cittadini, di una rete farmaceutica più debole. Una farmacia non è una confezione di farmaci. È un’infrastruttura di accesso alle cure. E le infrastrutture si valutano per il valore che producono, non soltanto per il costo del singolo bene che vi transita. Il costo del prodotto non è il costo del servizioGran parte della discussione si è concentrata sul confronto tra il prezzo industriale di alcuni farmaci e il rimborso riconosciuto dal Servizio sanitario nazionale. È un confronto intuitivo, immediato, capace di suscitare una reazione istintiva nel lettore. Ma rischia di mettere a confronto due grandezze diverse: il costo del prodotto e il costo del servizio necessario per renderlo disponibile ai cittadini.La farmacia non distribuisce semplicemente una scatola di medicinali. Garantisce approvvigionamento, conservazione, tracciabilità, gestione amministrativa delle prescrizioni, consulenza professionale, farmacovigilanza e continuità assistenziale. Mantiene una presenza capillare sul territorio e assicura l’accesso al farmaco anche dove altri servizi sanitari sono lontani o difficilmente raggiungibili.Gran parte di queste attività ha costi che non dipendono dal prezzo del farmaco dispensato. Dispensare un farmaco da due euro o uno da duecento euro richiede procedure, competenze e responsabilità sostanzialmente analoghe. Per questa ragione molti Paesi europei stanno progressivamente abbandonando modelli di remunerazione basati esclusivamente su percentuali del prezzo del medicinale e introducendo componenti che riconoscono il valore del servizio erogato.Nessun economista sanitario confronterebbe il costo di un reagente con il costo complessivo di una prestazione di laboratorio per dimostrare che il laboratorio guadagna troppo. Nessuno confronterebbe il costo di una protesi con il costo totale di un intervento chirurgico. Lo stesso principio vale per la dispensazione del farmaco.







