Nathan Levialdi Ghiron, alla guida dell'ateneo romano dove era diretto Al Najjar fermato dall'Idf e accusato di terrorismo, spiega come funzionano i corridoi universitari
Anche a Tor Vergata, l'università dove era diretto Mahmoud Al Najjar, fermato al valico di Kerem Shalom dall'Idf che lo ha definito «un miliziano della brigata nord di Hamas» hanno appreso dalle agenzie di stampa che fine aveva fatto lo studente che avrebbe dovuto iniziare il suo master la settimana scorsa. Rettore Nathan Levian Ghiron, come avviene la selezione degli studenti?«Si tratta di studenti che aderiscono al bando dei corridoi universitari che sono stati istituiti lo scorso anno da Crui e governo nell'ambito delle iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese. Noi ci occupiamo ovviamente soltanto della selezione accademica, cioè della compatibilità della formazione rispetto al percorso che offriamo. La scelta avviene su titoli e accogliamo studenti per la laurea triennale e per il master. Noi di Tor Vergata ne abbiamo selezionati 10 per la triennale e 9 per la magistrale e finora sono arrivati 7 studenti. Dalla nostra graduatoria so che hanno attinto anche altri atenei per ospitare alcuni di questi studenti palestinesi».Lo studente fermato dall'Idf doveva arrivare la settimana scorsa...«Sì, per iscriversi ad un master in cooperazione allo sviluppo. I sette studenti che abbiamo accolto sono arrivati in diversi scaglioni da novembre, ogni volta che si apriva un corridoio per l'uscita da Gaza».Ne abbiamo visti infatti alcuni accolti dai ministri Tajani e Bernini all'aeroporto qualche tempo fa.«Esatto. La settimana scorsa dovevano arrivare due studenti invece ne è arrivato soltanto uno, poi abbiamo appreso dagli organi di stampa il perché. So che se ne sta occupando la Farnesina insieme al Consolato italiano a Gerusalemme. Noi restiamo in attesa di informazioni».Come funziona il programma, che cosa offrite a questi studenti, come si integrano?«La nostra università è in prima linea con questo programma di accoglienza che è stato votato all'unanimità dagli organi di governo dell'ateneo. Gli studenti ricevono una borsa di studio, l'alloggio nel nostro campus, il vitto e un tutoraggio che gli permetta di ambientarsi e adattarsi alle nuove condizioni. Mi sembra che stia funzionando bene».Sono studenti preparati?«Direi di sì, c'è all'inizio qualche comprendibile problema di lingua, ma spesso i corsi sono in inglese. Sappiamo che all'inizio ci può essere qualche difficoltà ma li aiutiamo, il mio giudizio su questo programma è positivo».Teme che ci potranno essere ripercussioni dopo il fermo dello studente accusato di terrorismo?«Non credo che cambierà niente per le persone già selezionate. L'iniziativa resta molto valida. Noi come università abbiamo il ruolo di accogliere e ce la mettiamo tutta».A Tor Vergata non ci sono state le proteste e le occupazioni pro-pal che invece ci sono state in altre università.«Noi cerchiamo di tenere aperto il dialogo con le opinioni di ciascuno e ci siamo concentrati si questa iniziativa in modo compatto e mettendoci delle risorse. Tutti i dipartimenti hanno partecipato e infatti abbiamo accolto studenti nelle diverse facoltà, da economia a ingegneria e lettere».Rettore Ghiron, lei si trova in una situazione delicata alla guida di un ateneo, è mai stato oggetto di attacchi anche personali?«No, anche negli organi collegiali e con gli studenti, abbiamo sempre dialogato e deciso all'unanimità».










