Una guarigione ritenuta prodigiosa, una promessa fatta in ospedale e una devozione che attraversa le generazioni. È da qui che prende origine una delle tradizioni religiose più sentite di Senorbì, quella dedicata a San Salvatore da Horta, che anche quest’anno sarà celebrata il 13 giugno con una grande festa religiosa e popolare. A custodire la memoria di quella vicenda è Salvatore “Toto” Caria, presidente del Comitato permanente di San Salvatore da Horta. Tutto ebbe inizio nel 1949, nella Senorbì del dopoguerra, quando suo padre Massimo Caria, giovane padre di famiglia, si ammalò di una grave peritonite.

All’epoca le possibilità di cura erano limitate e l’intervento chirurgico rappresentava una soluzione rischiosa. Dopo sedici giorni di ricovero e una diagnosi che lasciava poche speranze, Massimo si affidò alla fede. «Mio padre promise al Santo che avrebbe acquistato un suo quadro in segno di devozione e ringraziamento se fosse guarito», racconta Toto Caria. «Subito dopo quella preghiera e quella promessa, le sue condizioni migliorarono fino al completo recupero e al ritorno a casa dalla moglie e dai figli».

Quella che molti anziani del paese ricordano ancora oggi come il “miracolo di Senorbì” trova riscontro in una testimonianza scritta dallo stesso Massimo Caria. In una vecchia abitazione di famiglia è stato infatti ritrovato un giornalino dedicato a San Salvatore da Horta contenente una lettera nella quale l’uomo raccontava la propria esperienza di fede. «Pregai con gran forza il taumaturgo da Horta affinché mi guarisse senza operazione alcuna e mi restituisse sano alla mia famiglia», scriveva Massimo. «Promisi che avrei acquistato il quadro del Santo. Subito dopo la preghiera e la promessa ebbi un sensibilissimo miglioramento, che andò sempre continuando e in capo a pochi giorni fui completamente guarito, evitando così quell’operazione». La gratitudine della famiglia non si fermò alla promessa iniziale. Tornato a casa, Massimo Caria decise infatti di donare alla parrocchia una statua del Santo, rafforzando ulteriormente quel legame di devozione. Anche il nome del figlio Salvatore, nato nel 1953, rappresenta una testimonianza di quel voto e della riconoscenza verso il santo francescano conosciuto come il “santo delle guarigioni”.