Dobbiamo parlare di Henry Nowak, non di noi, non delle nostre battaglie politiche, ma della morte orribile di questo ragazzo di diciotto anni, ha detto Kemi Badenoch, leader del Partito conservatore britannico, che ha scelto di non strumentalizzare questa tragedia. Sette mesi fa Nowak è stato accoltellato sette volte a Southampton da Vickrum Digwa, 23 anni: quando è arrivata la polizia, Digwa, che è un cittadino britannico di famiglia indiana, ha dichiarato di aver subìto un’aggressione razzista da Nowak e i poliziotti, che inizialmente non si erano accorti delle ferite di Nowak, lo hanno ammanettato mentre era a terra morente. “I can’t breathe”, non respiro, ha detto il ragazzo, e quando i poliziotti si sono accorti che la vittima era lui, era ormai troppo tardi. Digwa è stato condannato all’ergastolo lunedì, durante il processo i poliziotti coinvolti si sono scusati, il padre di Nowak ha chiesto di non strumentalizzare la morte di suo figlio e la tragedia della sua famiglia: non serve altro odio, non servono altre divisioni in questa società già abbastanza frantumata. Nigel Farage, leader di Reform Uk, non ha ascoltato questo padre devastato dal dolore, l’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela scappare e così martedì sera i suoi seguaci, assieme alla destra ancora più estrema del Regno Unito, Tommy Robinson (l’amico di Elon Musk, orgogliosamente neofascista) e tutta la nebulosa estremista che si divide tra Reform Uk, Restore Uk e Advance Uk, iniziative politiche di fuoriusciti mezzo ambiziosi e mezzo capricciosi, si sono riversati per le strade di Southampton, al grido “White lives matter”, denunciando la wokeness e il politicamente corretto della polizia britannica e dei principali partiti del Regno. “E’ la battaglia che Farage stava aspettando”, ha scritto ieri il Times, e in effetti i poliziotti che, accusati da anni di far parte di istituzioni “strutturalmente razziste”, non guardano se un ragazzo a terra che sussurra di non riuscire a respirare è ferito – Nowak ha detto; sono stato pugnalato, e un poliziotto gli ha risposto, prima di ammanettarlo: non penso proprio – e credono al suo assassino è un regalo alla retorica faragiana.Poi però c’è Kemi Badenoch, che poteva tranquillamente accodarsi alla critica al governo laburista di Keir Starmer e cavarne fuori qualche punto prezioso per i Tory, e che invece sceglie un’altra strada. Martedì, Badenoch – che è nata nel 1980 in Inghilterra da genitori nigeriani – ha scritto sul Daily Mail le ragioni del suo approccio, è andata a spiegarle in tv – cinque minuti da guardare – e le ha ribadite ieri ai Comuni, respingendo la strumentalizzazione di Farage che provocava Starmer dicendo: “Le istruzioni che i capi della polizia danno agli agenti sono chiare: dicono che si devono trattare i diversi gruppi etnici in modi diversi”. Badenoch ha liquidato entrambi gli slogan, “Black lives matter” (il movimento nato dopo che un agente americano aveva ucciso a Minneapolis George Floyd, afroamericano che morendo disse: “I can’t breath”) e “White lives matter”: tutte le vite contano, la dignità di una persona non è legata al colore della sua pelle, che è poi quello che diceva Martin Luther King e che è rimasto valido fino a che le politiche identitarie non hanno stravolto ogni cosa. Badenoch ha ricordato che nel 2020, quando vide Starmer e Angela Rayner, allora leader dell’opposizione, inginocchiarsi nell’ufficio che oggi è suo per George Floyd, si chiese: ma cosa si inginocchiano per un delitto avvenuto in un altro paese? E perché allora non inginocchiarsi oggi? Badenoch rifiuta tutte le politiche identitarie, ne mostra così le contraddizioni, e cita lo studio che aveva fatto nel 2021, quando era sottosegretaria, che dimostrava che la polizia britannica non è affatto strutturalmente razzista. Un parlamentare laburista disse che lei era una “suprematista bianca in blackface”, questo sì invero razzista, e ieri sono stati i conservatori più radicali e la destra estrema ad accusarla di essere così cauta perché – ovviamente – è nera. Badenoch ha attaccato Farage e non Starmer, ha detto che il leader di Reform Uk gioca con la politica identitaria perché “non gli importa se ci dividiamo in tribù, purché possa sceglierne una per sé e vincere le elezioni”. Starmer l’ha ringraziata, i “patrioti” britannici l’hanno insultata sui social, alcuni conservatori hanno detto che ha perso l’occasione di un affondo, lei ha risposto: non lasciamo che Henry Nowak sia morto per niente, facciamo una cosa giusta, per lui, per noi.