Sabato il Papa partirà per la Spagna, dove vi resterà fino al 12 giugno. Il programma è fitto (Madrid, Barcellona, le Canarie), le celebrazioni numerose, i discorsi molteplici. L’attesa è grande, visto che sono quindici anni che un Pontefice non mette piede nel paese iberico. L’ultimo fu Benedetto XVI, in occasione della Giornata mondiale della gioventù a Madrid. Tutto è pronto, la Conferenza episcopale locale ha predisposto le cose al meglio e fa sapere che i grandi eventi alla presenza di Leone XIV saranno gremiti di fedeli. Ma se il lato per così dire spirituale non desta preoccupazioni, su quello politico le cose vanno in tutt’altra direzione. I quattro deputati di Podemos hanno fatto sapere che non presenzieranno al discorso che il Papa terrà alle Cortes, l’8 giugno. “Non c’è alcun motivo per riservare un’accoglienza con tutti gli onori al Papa finché continuerà a essere complice degli abusi commessi dalla Chiesa cattolica spagnola. Ciò che chiediamo è qualcosa di molto semplice: che il Papa eserciti il suo ruolo di massimo rappresentante della Chiesa cattolica per obbligare la Chiesa spagnola, che da anni è riluttante e poco collaborativa nella ricerca della verità, della giustizia e della riparazione per le vittime, a farlo una volta per tutte”, ha detto Pablo Fernández, portavoce nazionale di Podemos. E poi, naturalmente, la difesa dello stato laico: la Spagna è uno stato aconfessionale e “neppure la sua condizione di capo di stato del Vaticano giustifica la sua accoglienza al Congresso”. Ma anche tra i laici più moderati, come i socialisti del premier Pedro Sánchez, ricevuto una settimana fa da Prevost e subito mostratosi entusiasta per la comune identità di vedute su tanti temi – la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Ayuso, pure lei andata dal Papa lunedì, gli ha dato subito del “bugiardo” – i dubbi ci sono. Il Consiglio comunale di Madrid, ad esempio, non sa come accogliere istituzionalmente il Pontefice: come capo di stato? Come leader religioso? O come tutte e due le cose insieme? Di solito il testo ufficiale viene concordato tra i gruppi, che poi lo votano all’unanimità. Non stavolta, perché i socialisti nella loro proposta puntavano tutto sul profilo sociale, sull’inclusione, sull’umanesimo. Definendo il Papa “capo dello stato della Città del Vaticano”. Il Partito popolare ha bocciato la proposta, ritenendo che mancasse un richiamo alle “radici cristiane” così care al popolo madrileno.Non è che a Barcellona le cose vadano meglio: la stampa locale è sulle barricate, parla di scandalo e indignazione dopo che si è appreso che la celebrazione alla Sagrada Família, con tanto di benedizione della Torre di Gesù Cristo, sarà perlopiù in castigliano e non in catalano. Subito è partito il confronto con il libretto della messa celebrata nel 2010 da Benedetto XVI, che di parti in catalano ne contava ben di più. Il direttore della fondazione Catalunya Religió, Jordi Llisterri, dà la colpa a Madrid: “Qui sono state fatte proposte con una presenza linguistica diversa, ma la decisione è stata quella che è stata. Forse siamo ancora in tempo e ci stanno ripensando”. In realtà, non pare sia così.Ma la vera questione, il nervo scoperto, è sempre quello degli abusi. Il País, primo quotidiano di Spagna, ha titolato che “le vittime della pedofilia non sono nell’agenda di Leone XIV”. E non è una mera constatazione neutra: il fatto è considerato negativamente. “Nella sua agenda ufficiale sono previsti venti eventi, compreso uno storico discorso al Congresso che ha suscitato l’indignazione di sessanta associazioni che difendono una Spagna laica”. Tuttavia, “nell’agenda ufficiale resa pubblica all’inizio di maggio non compare alcun incontro con le vittime della pedofilia nella Chiesa. Se dovesse esserci, sarà privato”. Prosegue, il País, sottolineando che “secondo il conteggio effettuato, l’unica statistica esistente in Spagna sulla pedofilia nel clero indica che il numero delle vittime ammonta a 3.109. Gli accusati sono 1.621. Questa cifra è il triplo di quella riconosciuta in Irlanda, ad esempio, al momento della visita di Papa Francesco nel 2018. In quell’occasione, le proteste delle vittime degli abusi e lo scandalo della pedofilia segnarono profondamente il viaggio e ne costituirono il tema centrale”. Insomma, meglio che Leone ne prenda atto perché “in Spagna, i casi di pedofilia sono passati in secondo piano per volontà della Chiesa”.
In Spagna non tutti sono pronti a festeggiare il Papa
I catalani "indignati" perché parlerà in castigliano, i deputati di Podemos che non si presenteranno alle Cortes per il discorso ufficiale, la stampa rilancia la piaga degli abusi. La settimana spagnola di Leone XIV non sarà solo rose e fiori












