Sono in programma per domenica 7 giugno 2026 le elezioni parlamentari in Armenia. Si tratta di un voto molto importante non solo per il destino del Paese del Caucaso - che confina con Georgia, Azerbaijan, Turchia e Iran - ma potenzialmente anche per quello dell’Europa e dell’Occidente: il partito attualmente al governo, il Civil Contract party guidato dal primo ministro Nikol Pashinyan, sta infatti cercando di costruire un rapporto più stretto con l’Occidente e dovrà vedersela alle urne con l’opposizione pro Russia. Secondo i sondaggi citati da Reuters, Pashinyan dovrebbe emergere vincitore dalla contesa ma senza raggiungere i due terzi dei seggi necessari a modificare la costituzione.

Nella campagna elettorale del partito di Pashinyan è stata centrale la pace con l’Azerbaijan dopo la guerra nel Nagorno-Karabakh, oggi di fatto incorporata da Baku e che ha portato alla migrazione forzata dei circa 100mila abitanti armeni della regione. Lo scorso agosto il primo ministro ha stretto alla Casa Bianca un accordo iniziale per porre fine alle ostilità, che durano a fasi alterne dalla fine degli anni ’80. Non è ancora stato firmato un trattato di pace vero e proprio, e il voto di domenica può rappresentare uno spartiacque nel futuro del Paese: Pashinyan vuole infatti chiudere definitivamente le ostilità.