Domenica la grande festa per ricordare l’inizio dell’avventuraRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciIl campo don Pippo compie cinquant’anni e Rimini si prepara a festeggiarlo domenica. La ricorrenza è stata presentata nella sala San Gaudenzo della parrocchia, con don Aldo Amati, Agnese Urbinati ed Elio Malavolta del Circolo Anspi Sanges e il sindaco Jamil Sadegholvaad. Non una semplice festa di compleanno, ma il racconto di un’area di 19.504 metri quadrati costruita un pezzo alla volta: comprata quando era terra agricola e diventata campo sportivo, centro estivo, luogo di incontro, accoglienza. La storia parte da don Giuseppe Semprini, per tutti don Pippo. "La parrocchia era senza ambienti adeguati e senza spazi", ha ricordato don Aldo. I ragazzi giocavano dove capitava, anche al campo della Fiera, "quando era libero". Da lì l’intuizione: acquistare tra il 1970 e il 1971 piccoli appezzamenti in zona Casetti, spesso con cambiali, e trasformarli giorno dopo giorno insieme ai giovani della futura polisportiva Sanges (San Gaudenzo escursionista). Prima le strutture minime, poi i campi, gli spogliatoi, i servizi. Più volontariato che mezzi, più ostinazione che risorse. La seconda fase porta il nome di don Alvaro Della Bartola, cappellano di don Pippo dal 1980 e parroco dal 1990 fino alla morte improvvisa, nel 2008. A lui si deve il passaggio dal tempo pionieristico alla struttura regolare: impianti, palestra, uffici, campi ordinati. L’inaugurazione arrivò il 19 novembre 2006, con la benedizione del vescovo Mariano De Nicolò. Poi il testimone è passato a don Aldo: "Sport, attività pastorali e accoglienza". Un campo della parrocchia, ma pensato "al servizio della diocesi e della città". Oggi quei 19.504 metri quadrati continuano a vivere. La Polisportiva Sanges conta 160 tesserati, dai ‘primi calci’ alla terza categoria. Il centro estivo ‘Grest’ accoglie circa 200 bambini e lo scorso anno ha raggiunto "1060 settimane di servizio", una media di cinque a bambino. Ci sono poi i Giovedì dei giovani, gli scout, le Olimpiadi dei ragazzi, le cene, gli eventi benefici, il bar e il ristorante. Nel 2020, in pieno Covid, il Campo rimase aperto per bambini con autismo e famiglie. "Vengono da noi perché si sentono liberi e accolti", ha detto Agnese Urbinati, dallo staff. Il sindaco ha allargato il discorso alla città: "Tutti siamo passati dal campo don Pippo". E ha ricordato la frase attribuita al sacerdote: "Venite di qua per non finire di là". Per Jamil Sadegholvaad, quel campo è "la concretizzazione di valori spesso evocati: solidarietà, partecipazione, eredità". Domenica si comincia alle 16. Alle 18.30 la messa presieduta dal vescovo Nicolò Anselmi, alle 19.30 i saluti delle autorità, alle 20 la cena. Cinquant’anni dopo, il Campo don Pippo resta quello per cui era nato: uno spazio dato ai ragazzi, e diventato casa per una città.