di Renato Franco

Il conduttore alla guida del format in onda su Sky Uno e Now. «Quando una sposa riceve una critica sull’abito, si mette sempre a piangere»

Il giorno più bello (salvo divorzio), il coronamento di una storia d’amore (salvo pentimenti), la cerimonia più sentita (salvo eccezioni): il matrimonio è il momento più atteso nella vita di tanti. I fiori, gli abiti, il pranzo, la cura dei dettagli. Tutto perfetto, a meno che 4 spose non vengano messe l’una contro l’altra proprio nel giorno delle loro nozze in una gara di giudizi senza fair play come succede in Quattro matrimoni (Sky Uno, ogni domenica alle ore 21.15, e Now). A fare da arbitro Costantino della Gherardesca, nobile se deve, cinico se serve, sempre in equilibrio tra eleganza aristocratica, ironia sottile e provocazione pungente.

Oggi, anche grazie ai social, criticare è una categoria dello spirito.«Normalmente le persone comuni quando vanno in tv dicono cose blande, pensando di fare bella figura. Qui invece le “mie” spose criticano con entusiasmo, senza ritegno, anzi si divertono a dire peste e corna dei matrimoni delle loro antagoniste. Sono io che devo frenarle, se no non andremmo in onda».

La sfida è divisa in quattro categorie: abito, cibo, location, evento. Su quale si accaniscono di più?«Beh, sull’abito diventa una lotta personale, come se fosse una protesi dell’anima. Quando una sposa riceve una critica sull’abito, si mette sempre a piangere».Il peggior matrimonio a cui lei è stato invitato?«Il momento peggiore è proprio l’invito. È quella la violenza. La maggior parte delle persone si vuole sposare quando ci sono 40 gradi, possibilmente all’aperto, a ore di macchina dalla città: una follia».Quanto, a partire dal cognome, è snob?«Io direi che nella nostra epoca, quasi post-antropocene, sono arrivato a un qualcosa di peggio dello snob, a un disprezzo più genuino. Lo snob vuole essere invitato alla cena giusta. Le persone come me vogliono che le persone che credono che ci siano le cene giuste vengano portate via con una bella retata».Il cognome era un peso o un vanto per lei?«Io vivevo all’estero e mi chiamavano Mister Della. In Italia poi non so quanti abbiano letto la Divina Commedia, soprattutto negli alberghi dove vado io».Sta per compiere 50 anni. «Ecco. Qui mi ha toccato nel vivo. Questo è il mio abito da sposa. È un traguardo per cui dubito che riuscirò ad avere le centinaia di migliaia di euro che mi servono per tutte le chirurgie plastiche che desidero. Quando incontro un compagno di scuola, mi ricordo della mia età: è un abisso, mi viene un tuffo al cuore e mi si gela il sangue».Il suo vezzo da divo?«Non posso concepire un mondo dello spettacolo non da divi. Ho fatto la Liza Minnelli School of Acting e secondo me bisogna essere divi in ogni istante, se no chi ti guarda in televisione legge subito che sei dozzinale e cambia canale».È più egocentrico o narciso?«Egocentrico, sicuramente. Narciso lo puoi essere da giovane, quando ti trovi bello con l’ombretto. Alla mia età se ti metti l’ombretto invece vuol dire che fai le rapine in banca».